IL CRISTIANO ADOLESCENTE

Di Tempi
09 Giugno 2005
E' COME IL MERLO DI REP., UN MARITO CHE PER FAR DISPETTO ALLA MOGLIE...

I cattolici che andranno a votare al referendum sulla legge 40 si dividono in due tipi: quelli che voteranno “sì” e quelli che voteranno “no”. Ma molto più importante di ciò che li separa è ciò che li unisce: l’insopprimibile urgenza di dimostrare al mondo di essere dei “cristiani adulti”, cioè in grado di decidere autonomamente. Quel che invece alla fine dimostrano di essere degli adolescenti, cioè soggetti che assumono pose da adulti e pretendono di essere trattati come tali senza esserlo.
Prendiamo l'”appello per la sacralità della coscienza in occasione del referendum per la modifica della L40/2004″ sottoscritto da personaggi come don Leonardo Zega (ex direttore di Famiglia Cristiana), don Andrea Gallo, don Albino Bizzotto (“Beati i costruttori di pace”), don Vitaliano Della Sala, Antonio Tombolini (ex vice presidente Azione Cattolica) e altri 1000 individui noti o sconosciuti. L’appello accusa i “vertici ecclesiastici” di «forzare le coscienze col principio di autorità per fare un fronte politico contrappositivo». Per i permalosi sottoscrittori dell’appello il mero esercizio del magistero morale da parte dei vescovi è già una violenza fatta alle coscienze. Che i vescovi non abbiano minacciato di scomunica nessuno per loro non conta nulla: devono recitare la parte dei perseguitati dalla gerarchia; proprio come gli adolescenti che accusano i genitori qualunque cosa questi dicano o facciano. La natura adolescenziale della ribellione è particolarmente evidente negli ecclesiastici che contestano quella stessa Chiesa che garantisce loro vitto, alloggio, congrua, assistenza sanitaria in cliniche private e garanzie per la vecchiaia, senza sognarsi di rinunciare a tutto ciò; fanno la rivoluzione coi soldi di papà, come i sessantottini di cui sono gli epigoni invecchiati.
Discorso simile per i cattolici del “no”. Invitata a spiegare perché si recherà alle urne a votare contro l’abrogazione della legge, favorendo di fatto i referendari con la sua scelta, Rosy Bindi ha risposto: «Non apprezzo la scorciatoia e la tattica furba dell’astensionismo». Come se non fosse la Costituzione stessa a stabilire la differenza di statuto fra un’elezione politica e un voto referendario. Ma tant’è, pur di rendere omaggio al fair play, l’onorevole Bindi accetta di contribuire alla sconfitta della posizione che dice di difendere. E quindi di dimostrare di essere un disastro come politico. E perché tutto ciò? Per dimostrare di essere “adulta”, di essere “autonoma”, dal cardinal Ruini. Sì, proprio come quel marito che per far dispetto alla moglie (e far piacere al Merlo di Repubblica secondo cui «nulla è più cristiano della procreazione che si rende autonoma dal piacere») se lo tagliò.

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