VOLERE UN FIGLIO E’ POTERE (ALTRIMENTI C’è IL CASSONETTO)

«La nascita di un bambino voluto dai suoi genitori è un bene prezioso» inizia l’appello per il sì di un gruppo di professori universitari, «indipendentemente da come sia avvenuto il suo concepimento». Certamente. Diciamo di più: è un bene prezioso la nascita di qualsiasi bambino, anche di quelli non voluti dai loro genitori. Non è una precisazione così superflua, visto che quasi ogni settimana ormai in un cassonetto in qualche via di una città italiana viene trovato un neonato che ancora vagisce, o ormai immobile, pallida bambola fra i rifiuti; e la gente delle case attorno, presa dalla pietà, scende in strada attonita e muta.
Bambini preziosissimi, cercati in ogni modo con faticose e sofferte terapie, bambini per cui si è tentata sei, otto,dieci volte la provetta, pagando ogni cifra: voluti dai genitori, dunque beni preziosi. E nello stesso tempo, nello stesso paese, bambini da buttare via, in un sacchetto nascosto dietro il divano, «senza neanche guardare se era maschio o femmina», ha detto una di queste madri, una donna romagnola. Che paradosso assurdo. I diamanti valgono sempre, a ogni latitudine sono intrinsecamente preziosi. I bambini, invece. A Londra c’è chi paga 10 mila sterline, 18 mila euro, per ottenere un embrione dall’ovocita di una giovane donatrice rumena, sana e di bella presenza. Ma il neonato non adeguatamente voluto può essere di troppo. Negli ultimi dieci anni, dice lo psichiatra Vittorino Andreoli ad Avvenire, gli infanticidi sono aumentati del 41 per cento in Italia, rispetto al decennio precedente. E non sempre, avverte, si può pensare alla malattia mentale, alla depressione post partum: «Aumentano i casi di donne sane di mente che lucidamente percepiscono il figlio come un ostacolo: perchè da quando è nato litigano col marito, perchè quel figlio ha cambiato la vita di coppia, e non si è più liberi di vivere, di uscire, di viaggiare come prima. Siamo di fronte a una cultura che pare in grado di sovvertire quello che abbiamo sempre chiamato “natura”, quell’istinto materno per cui la donna “non può” non accudire e non difendere la prole».
O forse siamo nella dittatura del desiderio. Il desiderio è l’unica misura per il valore oggettivo, anche di un bambino. Se è voluto, come dicono i cattedratici per il sì, “è prezioso”. Altrimenti, in sè, cos’è? Neanche un figlio di nessuno, chè quelli almeno venivano abbandonati vivi davanti ai conventi, ma un nulla, in un sacchetto nero.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.