CONTRO L’EUGENETICA DELL’ONU

Di Tempi
16 Giugno 2005

Contro il cristianesimo, ultima fatica a doppia firma Roccella e Scaraffia (Piemme 11,50 euro, 210 pagine), è un tuffo storico sull’origine dei diritti dell’uomo, quali matrici storiche e ideologiche abbiano avuto, ma anche un’analisi del presente cercando di capire perché certe organizzazioni (leggi: Onu) siano oggi così ostili alla pietra dello scandalo costituita dal cristianesimo.
Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea, nella prima parte del saggio (“I diritti dell’uomo: realtà o utopia”), spiega come dal 1948, con la nascita dell’Onu, l’obiettivo sia sempre stato quello di creare una categoria di diritti, per la giustizia e la pace nel mondo. Oggi che l’umanitarismo è diventato la nuova precettistica per l’uomo laico, che fine ha fatto la religione cristiana che da sempre ha a cuore il destino dell’uomo? Scaraffia sottolinea che il problema, ora, non è quello di imporre la morale cattolica, ma «poter avere voce in capitolo, una voce non delegittimata, ma degna di ascolto e discussione».
Eugenia Roccella, giornalista, è stata leader del Movimento di liberazione della donna. In “Non crescete, non moltiplicatevi” illustra le ingiustizie attuate contro la maternità. Basti ricordare la condizione delle donne cinesi sottoposte ad un angosciante calcolo sul numero e sul sesso dei nascituri. Per la giornalista questa è una chiara «forma di eugenismo, in cui si fa sempre più strada il fatto che il controllo della crescita della popolazione diventi il controllo della qualità della popolazione».
C’è un’altra eugenetica trattata dalle due autrici: è l’eugenetica lessicale, il libero uso di eufemismi per far accettare l’impossibile. Per cui l’aborto diventa «interruzione di gravidanza» e i genitori «progetto familiare». Pare che solo la Chiesa sia rimasta a guardia delle “sfumature”, non solo del linguaggio ma anche sessuali, pagando così il fio ad un’intolleranza laicista che individua nel Vaticano l’antagonista per antonomasia. Intanto c’è già chi sogna per il futuro la creazione di uteri artificiali che disgiungano la maternità dalla procreazione. Se questo non si realizzerà, scrivono le autrici, sarà solo per merito del Vaticano. Per questo, conclude Roccella, «l’immagine che si vuole diffondere, della Chiesa come “grande nemica delle donne”, andrebbe rivista, e forse rovesciata, in quella di una preziosa e fedele alleata».

Elisabetta Longo

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