ABBIAMO VINTO CONTINUIAMO A COSTRUIRE

Di Emanuele Boffi
16 Giugno 2005
LA SQUALIFICA DEI COSIDDETTI 'INDIFFERENTI' è ANTIDEMOCRATICA. è INVECE GENTE CHE CONFUSAMENTE RICONOSCE UN BENE E CHE ATTENDE UNA RISPOSTA. PARLA GIANCARLO CESANA, LEADER LAICO DI CL

Il 14 maggio, terminando il suo intervento davanti ai cinquemila del Palalido di Milano, Giancarlo Cesana, membro del direttivo di Comunione e Liberazione, aveva detto che «noi dobbiamo costruire». Era la prima tappa del tour ‘Fratello embrione, sorella verità’, già erano uscite in edicola le copie del Magazine del Corriere della sera con la foto in bianco e nero di Luca Coscioni, già da tempo Il Foglio di Giuliano Ferrara aveva sfoderato la roncola contro i biofaustiani, già da parecchie settimane la Rassegna stampa mattutina di Radioradicale si era monotematizzata. Si parlava di legge 40, di embrioni, dei diritti delle donne e delle speranze dei malati, di ootidi e blastocisti e se lo zigote avesse l’anima o meno. Già si era chiacchierato molto anche di astensione, di non voto, di quel doppio no (all’abrogazione e all’uso del referendum) che il comitato Scienza&Vita aveva proposto per difendere una legge che non aveva avuto ancora tempo di essere verificata e già erano state raccolte firme per abrogarla.
Oggi che sappiamo che il quorum non è stato raggiunto grazie ad un’astensione record (74 per cento), Giancarlo Cesana è ancora saldo su quella sua convinzione: «Noi dobbiamo costruire» ribadisce a Tempi. «Però lo dobbiamo fare partendo dalla novità che questo non voto ha costituito, altrimenti si rischia di dilungarsi in prediche, di ricadere in noiose analisi che hanno tutto il sapore di omelie cui nessuno ha voglia di prestare attenzione». E per evitare di allargare le mascelle in uno sbadiglio Cesana usa due parole desuete: opportunità e attesa. «C’è una notizia: la gente ha dimostrato di voler partecipare a un’esperienza umana viva. Il risultato di questo referendum costituisce un’occasione perché un atteggiamento di attesa possa trovare l’oggetto della sua ricerca».
Cosa significa? Cesana parla di ‘partecipazione’, ma, a star ad ascoltare le prime dichiarazioni degli sconfitti e a dar retta agli ultimi editoriali dei grandi giornali nei giorni immediatamente prima del voto, la parola più usata non era ‘partecipazione’ ma ‘assenza’; non era ‘attesa’ ma ‘menefreghismo’; non era ‘ricerca’ ma ‘alleanza con il partito delle spiagge’. «Queste accuse sono antidemocratiche» taglia corto il leader di Cl. Facendo i calcoli della serva, se un 25 per cento ha votato ‘sì’, un ugual percentuale ha optato per il doppio ‘no’, «rimane un cinquanta per cento di italiani che ha preferito astenersi. E questi non possono essere tutti squalificati come idioti qualunquisti. Io, invece, tendo molto a valorizzare anziché a denigrare chi dice: ‘Non ho capito e non voto’. Primo perché non fa un danno, secondo perché anche questa posizione ha delle sue ragioni ben valide. Chi di fronte alla complessità della materia si rifiuta di prendere posizione non è un idiota; se esprime un distacco lo fa in nome di un filo, magari sottilissimo, che però lo lega ad un ‘sentimento del vero’». Già al Palalido Cesana aveva difeso ‘chi si astiene perché non capisce’ e oggi lo fa di nuovo perché è convinto che «questa astensione – che ingiustamente è chiamata ‘indifferenza’ – è invece una buccia sottile. Se si gratta fa emergere un atteggiamento di attesa che una risposta chiara ed evidente si manifesti». Una risposta capace di far uscire dallo stallo del dubbio in cui, invece, «ti lasciano la scienza e i calcoli sulla vita».

il popolo non puzza, mai
Ecco perché a Cesana van di traverso le squalifiche morali e politiche che tanto abbiamo sentito ripetere in questi giorni verso i sostenitori del non voto: «Non mi piacciono perché non colgono l’aspetto umano dei cosiddetti ‘indifferenti’. Non è gente da disprezzare, è gente che invece sta ancora cercando perché le risposte che le sono offerte non le paiono adeguate». Per Cesana il popolo non puzza, mai. «è come quella folla che si è messa per ore e ore in fila davanti alla salma di Giovanni Paolo II. C’era di tutto: disgraziati, confusi, sofferenti, credenti e ‘meno’ credenti. Però il dato che risultava evidente non era la confusione ma la ricerca di un appoggio saldo in un’umanità riconosciuta come vera. La gente si mette in fila non se le fai le prediche, ma se gli proponi un incontro».

bigotti laicisti
Giuliano Ferrara, all’amico Gad Lerner che si lamentava per la mancanza in questo dibattito di un ‘dissenso cattolico’, rimproverava di non aver colto l’aspetto nuovo che è emerso nel dibattito culturale di questi mesi: il dissenso laico. Pera, Habermas, Fallaci, Allam, Israel, Galli della Loggia, Spinelli tanto per citarne alcuni. E mentre questi, in buona compagnia di un certo Benedetto XVI, si interrogavano e ragionavano – come Dio comanda – sulla vita umana nell’era della sua riproducibilità tecnica, quelli finivano per far la figura dei bigotti. Bigotti laicisti per giunta. «Laici scolastici, che si rifugiano in San Tommaso e parlano d’anima bestemmiando il Dottore Angelico, mescolando la sua sapienza con le nostre concrete, attuali conoscenze biologiche, con il nostro potere di creare la vita in laboratorio e di distruggerla», ha scritto Ferrara sul Foglio. «In questo dibattito a far la figura del cardinal Bellarmino che vietava a Galileo di guardare dentro il microscopio, sono molto più i laici dei cattolici», ha scritto Barbara Spinelli sulla Stampa. Cesana usa un’immagine per spiegare questo strano fenomeno: «è come se questi laici avessero battezzato la razionalità della fede. Hanno impedito che si potesse dire che questa era una battaglia fra credenti e non credenti. Hanno impedito anche un altro refrain che abitualmente si sente recitare in questi casi: ‘Questo lo credi tu in nome della tua fede, ma non puoi imporlo a tutti’. Tale ricatto del soggettivismo è invece stato spazzato via dalle chiare prese di posizione di quei laici che hanno mostrato a tutti che la difesa della vita, preservata attraverso questa legge di compromesso che è la 40, è un fatto oggettivo».

dove si sfracellerà la genetica
A Cesana piace citare quel titolo del Foglio in cui si parla del ‘Mistero contro cui si sfracellerà la genetica’. «Infatti questo mistero è invincibile» ha chiosato quel sabato al Palalido. «E continuo a pensarla così», ribadisce a Tempi. «La ragione non è solo logica matematica ma è adeguatezza alla realtà, è riconoscimento della misteriosità del vivere».
Per il leader di Cl questa misteriosità, questo ‘dato non afferrabile’ dell’esistenza, ha il suo campione proprio nel suo rappresentante più piccolo e indifeso: l’embrione. «Sì – prosegue – perché è da lì che si sviluppa in modo misterioso l’essere umano. E questo sviluppo è imprevedibile e imprevisto, accade in una maniera che a noi, in fondo in fondo, sfugge». Non è solo l’embrione, con la sua fragilissima progettualità, a dire questo all’uomo, «ma a pensarci bene è la sua stessa vita. Dal suo inizio alla sua fine, dalla nascita alla morte, tutta la vita ci sfugge. Cosa vuol dire questo? Significa che la nostra stessa esistenza non è nostra, ci è stata data».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.