L’INGEGNERE C’E’
Come giudicare l’inchiesta dedicata da Il Diario di Enrico Deaglio a Stefano Ricucci, al suo impero e soprattutto ai presunti attori occulti della scalata a Rcs, cioè Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi? E come non accorgersi del perfetto timing con il quale Repubblica ha dedicato sei puntate (ognuna di due pagine) al presente e al futuro della Fiat? E soprattutto, come lasciar passare inosservato il clamoroso ritorno in campo di Carlo De Benedetti dopo un esilio mediatico infinito, prima con un’intervista al Tg5 da molti vista come il segnale di un disgelo con Berlusconi e poi con un’intervista devastante al Corriere della Sera, nella quale dopo aver fatto a pezzi Gianni Agnelli, l’Ingegnere ha liquidato con queste parole Stefano Ricucci: «Mi sembra panna montata. Pecunia non olet? Non è vero, dipende da che mani l’hanno toccata».
Guerra aperta, quindi. Oppure dissimulazione? Il più influente degli editori italiani si è forse stufato di andare in barca e vuole rientrare nell’agone finanziario? Una cosa è certa: coincidenze simili non sono credibili, De Benedetti ha intenzione di fare qualcosa. E quel qualcosa potrebbe essere il salvataggio di Fiat, un’azienda che necessita di una partnership forte per non morire poco dignitosamente. Con Toyota un abboccamento c’era stato ma non se ne fece nulla, mentre quello Daimler-Chrysler fu un errore di sottovalutazione manageriale. E ora? Quale strategia migliore per estromettere gli Agnelli se non quella di attendere il downfall finale di Fiat, detentrice del 10,183 per cento delle quote Rcs nel Patto di sindacato per un controvalore di 4,5 miliardi di euro? Tra non molto il Lingotto, necessitando di capitale cash, cederà le proprie quote nel patto di sindacato di Rcs garantendo a Magiste, la società di Ricucci, di entrare nel nucleo forte dell’azionariato, visto che nonostante il patto tra i soci “storici” di Rcs e la recente “blindatura” vincolino ognuno di essi a offrire i titoli in prelazione agli altri soci, nessuno pare avere intenzione di comprare. C’è aria di Opa? Ottimo. A un’Opa si risponde con una contro Opa, possibilmente sull’intero capitale: male che vada Ricucci non perde nulla, bene che gli vada fa il colpaccio del secolo.
Cosa c’entra la politica in tutto questo? Leggete con attenzione le pagine economiche di Repubblica nelle prossime settimane, cogliete i segnali: il nervosismo di Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo oppure le disavventure di Marco Tronchetti Provera, esposto a livelli insostenibili con le banche (alcune delle quali coinvolte nella scalata a Rcs) nonostante la cessione dei ramo cavi di Pirelli sono di per sé già più che indizi. Il Cavaliere sogna un futuro da Gianni Agnelli, ovvero da capitalista di riferimento del sistema Paese: in fondo ha già detto che una candidatura alternativa alla sua è possibile. Se poi vincesse l’Ulivo. Attendiamo luglio: sarà fecondo. (MB)
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!