SCRUTON IN ESILIO

Di Respinti Marco
16 Giugno 2005

Roger Scruton, il più importante filosofo conservatore inglese vivente, non ce la fa più. Londra ha proibito la tradizionale caccia alla volpe e lui fa i bagagli. Andrà negli Stati Uniti, oramai l’unica oasi (dice il filosofo) di libertà e di vera “inglesità”. La caccia alla volpe non è solo uno sport o un’arte venatoria, infatti. È englishness pura, il segno di un modo di essere. Per Scruton ha addirittura un valore epistemologico. Attorno al fox-hunting ruota infatti il concetto di stewardship (l’uomo che custodisce e governa l’ambiente naturale in nome del suo autentico Possessore che gliene ha affidato la cura), l’idea che siano le comunità umane le vere garanti della salvaguardia dell’ambiente naturale, che detta salvaguardia si ottenga soprattuto grazie all’opera modellatrice e bonificatrice del lavoro umano, e che solo l’azione armonica di agricoltori, conservazionisti e cacciatori possa tutelare al meglio l’ecosistema. Perché al centro vi è l’uomo.
Fedele all’idea che tra filosofia e vita non vi possano essere iati, Scruton ha quindi scelto d’incarnare fisicamente la polemica. Così, il filosofo che è stato definito l’anima culturale della “Thatcher Revolution”, l’ex docente universitario che già si ritirò nel Wiltshire e che del countrylife ha fatto un business intelligente e redditizio si sposterà in Virginia. Sta cercando lì casa e terreni, in un luogo ancora carico del retaggio coloniale britannico. Del resto, non lontano da lui vivono già due nomi importanti delle humanae litterae conservatrici d’Oltreoceano. Ossia lo storico Wilfred McClay e il teologo ortodosso di origine armena Vigen Guorian, grande esperto di fiabe e autore di un libro sul giardinaggio come meditazione cristiana.

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