E LA STAMPA ALZO’ CARTA BIANCA
Il suo giornale, Avvenire, è stato in prima linea per l’astensione nella battaglia referendaria sulla legge 40. Continuerete ad impegnarvi sul fronte culturale, discutendo sui temi etici che caratterizzano la contemporaneità ed i segni dei tempi, anche a referendum vinto?
Certamente sì, continuiamo. C’eravamo prima e continueremo ad esserci dopo e con tutto il giornale, non soltanto con gli inserti. Continueremo a far uscire l’inserto “è vita”, anche se non so dire adesso con quale ritmo, dibatteremo dei temi etici in Agorà e nei Primi Piani, la pagina 3 del nostro quotidiano.
Nel dibattito sulla stampa laica, dopo l’esito del 12 e 13 giugno, secondo lei si comincerà ad aprire la discussione anche alle ragioni degli altri o, diversamente, continueranno le considerazioni pregiudiziali sulla posizione della Chiesa e della stragrande maggioranza degli italiani?
Lo spero, ma certo i segnali di questa prima settimana post referendum non sono incoraggianti. Già mercoledì 15 giugno i temi legati alla legge 40 erano spariti dai grandi giornali. Su quelli che hanno proseguito la discussione sino a ieri (il 16 giugno, nda), come il Corriere della Sera, ci sono stati gli interventi dei grandi massoni tutti schierati contro la Chiesa, articoli sparati a palle incatenate. Non si parla del referendum per non fare autocritica. Si rimuove per continuare con l’andazzo di prima. Non sono molto ottimista per quanto riguarda la stampa. Non parlando della sostanza legata alla vittoria astensionista al referendum, i grandi quotidiani strozzano la crescita del paese e questa è una questione democratica. L’unico tra i direttori dei grandi giornali che ha fatto un minimo di autocritica è stato Ezio Mauro, di Repubblica. Ma già venerdì 17 giugno, in un’intervista all’Unità, spiegava che sono i politici a non aver capito la vera questione, i giornalisti, loro sì, avrebbero compreso. In realtà la stampa non ha capito la posta in gioco, fraintendendo la domandina centrale che stava dietro al referendum sulla legge 40: cos’è l’embrione? Hanno parlato d’altro. Mi dispiace perché quando la stampa non si sforza di riflettere approfonditamente sulle cose ne soffriamo tutti. Quello che non fa la stampa, in questi casi, non può essere fatto da altri.
L’Europa: in Germania il cancelliere Gerhard Schröder, per risalire nei sondaggi, apre alla ricerca sulle staminali embrionali e sulla clonazione. In Spagna José Luis Rodriguez Zapatero, ogni giorno che passa, trasforma in realtà l’idea superomista del “tutto è possibile”. Dopo il voto italiano, nel dibattito sui temi etici, la vita, la ricerca, l’onnipotenza della scienza, il relativismo, potrà esserci un’inversione di tendenza culturale anche negli altri paesi del Vecchio Continente?
L’Italia ha dato un segnale importante, con una scelta che io ritengo di assoluta avanguardia mentre altri, in Europa, la giudicano di retroguardia. L’Italia ha fatto una scelta di avanguardia interrogandosi su tutte le chances possibili che stavano dietro alla scelta referendaria ed alle domande epocali che questa poneva ai cittadini. Tutto è stato discusso: esigenze, equilibri, diritti in gioco dei vari soggetti. Siamo un punto di riferimento per l’Europa ma anche, vorrei ricordarlo, per l’America Latina dove molti paesi si stanno interrogando su queste questioni cruciali ed il fatto che l’Occidente libero e antico (l’Italia) abbia dato una lezione da seguire è importante. Per quanto riguarda Schröder e la Germania mi sembra chiaro che il Cancelliere, come in passato ha fatto su altri temi quando era in difficoltà, abbia compiuto una scelta populista sperando di risalire nei sondaggi. Per la Spagna la situazione è, invece, più complessa ma l’esempio italiano sta già servendo da stimolo. A differenza dell’Italia, però, in Spagna manca la base di riferimento culturale e popolare rappresentata dalla vita parrocchiale. E questo, sicuramente, incide sulla riflessione della gente intorno a temi epocali come le questioni etiche legate all’inizio della vita ed alla manipolazione tecno-scientifica.
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