IL SILENZIOSO POL-POT AFRICANO

Di Rodolfo Casadei
23 Giugno 2005
NEL COMPLICE SILENZIO DEI GOVERNI AFRICANI E DEI NO GLOBAL, IL PRESIDENTE DELLO ZIMBABWE STA COMPIENDO UN ALTRO DELITTO: CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CASE ABUSIVE ABBATTUTE NELLE CITTà E RESIDENTI AVVIATI NELLE CAMPAGNE IN PIENO INVERNO

«Terreni vuoti sono pieni di gente che vive all’addiaccio. Intere famiglie si stringono le une alle altre intorno alle cataste delle loro cose, circondate dalle rovine delle loro case. Molte non hanno un luogo dove andare. Vengono incoraggiate a tornare nelle campagne di cui sono originarie, ma molte di esse mancano da tantissimo tempo. Non hanno più case in quei luoghi, e per il momento si sistemano precariamente presso i parenti. Giugno è uno dei mesi più freddi dell’anno, la temperatura può scendere a zero gradi, e so di quattro persone che sono morte dopo aver trascorso due settimane dormendo all’aperto. Alcuni senzacasa stanno bruciando i propri mobili per scaldarsi e perché non hanno soldi per trasportarli nelle aree rurali. Alcune persone cominciano a mostrare segni di denutrizione, non potendo più cucinare o non avendo più denaro per acquistare cibo. In alcune zone di Harare (la capitale dello Zimbabwe, ndr) la gente trascorre la notte dentro alle chiese. Ma in molti posti il loro numero è così grande che la chiesa non è sufficiente ad ospitarli. Stiamo assistendo gli sfollati dando loro cibo e coperte e pagando il biglietto della corriera a chi ha un luogo dove andare». Così un anonimo missionario cattolico descrive in una lettera le conseguenze della “Operazione Murambatsvina”, letteralmente: “Spazza via l’immondizia”, l’azione congiunta con cui dall’inizio di giugno polizia ed esercito eseguono l’ordine del presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, di distruggere le abitazioni non autorizzate e i chioschi commerciali illegali nelle principali città del paese. Quando si entra nella quarta settimana dell’operazione, il bilancio parla di 200 mila residenti urbani diventati dei senzacasa e di 30 mila venditori abusivi arrestati.
Secondo il presidente l’azione rappresenta «una vigorosa campagna di pulizia per riportare l’igiene» nelle città e ripopolare le campagne. La Chiesa cattolica, il partito di opposizione Mdc (Movimento per il cambiamento democratico), i sindacati degli insegnanti e gli attivisti dei diritti umani protestano che si tratterebbe di una misura punitiva contro la popolazione urbana, la quale alle elezioni, nonostante la repressione e i brogli, da anni vota puntualmente per l’opposizione. Anche il governo britannico, ai ferri corti col presidente della sua ex colonia africana, per bocca del ministro degli Esteri, Jack Straw, ha condannato «le orribili e spietate azioni del governo dello Zimbabwe che hanno rovinato la vita di migliaia di famiglie innocenti, condannandole a diventare dei senzacasa». Silenziosi invece gli organizzatori delle manifestazioni contro il G8 del prossimo luglio in Scozia, troppo impegnati a preparare proteste contro i governi capitalisti per occuparsi delle crudeltà di un “socialista scientifico” come Mugabe, che con le sue riforme “anti-imperialiste” negli ultimi anni ha distrutto l’economia di uno dei paesi africani che fino a quel momento avevano segnato i risultati migliori. Silenziosi pure i governi dei paesi confinanti, a cominciare da quello sudafricano. «Il mondo reagirebbe con oltraggio se questo fosse accaduto ai tempi dell’apartheid – sottolinea un certo Mhlanga in un forum della Bbc – Invece non capisco perché per i nostri vicini tutto è ok se ad opprimere i neri sono altri neri».

Murambatsvina, via la spazzatura
I marciapiedi delle città invasi da bancarelle di venditori abusivi e le estensioni abusive di casette inizialmente legali che ospitavano 4 persone e ora ne contengono 30 in precarie condizioni igieniche sono il prodotto dei fallimenti politici di Mugabe, che negli ultimi dieci anni ha ridotto il pil nazionale di un terzo e ha spinto milioni di persone (l’80 per cento della manodopera) nel settore informale dell’economia. Quest’anno l’inflazione ha toccato il 130 per cento su base annua, mentre il raccolto ha segnato un record negativo di appena 600 mila tonnellate di mais contro una previsione governativa di 2 milioni e 400 mila, come al tempo in cui lo Zimbabwe esportava mais in tutta l’Africa, e una necessità per l’autosufficienza di 1 milione e 800. «è come picchiare un bambino perché è sporco dopo averlo privato di tutto ciò con cui si sarebbe potuto lavare», commenta la situazione un altro residente di Harare.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.