QUELL’INUTILE DIALOGO CON I TERRORISTI DI HAMAS
Mentre in Israele nei prossimi giorni verrà eletto il nuovo leader del Partito Laburista, probabilmente il principale avversario di Ariel Sharon alle elezioni, mentre viene discussa alla Knesset una nuova legge sull’immunità parlamentare, viene criticata la politica sull’immigrazione e il pil cresce del 4 per cento nonostante gli attentati, il piano per il ritiro da Gaza procede spedito. L’attenzione in Italia sembra concentrarsi sul pericolo di ipotetici “terroristi ebrei”, abitanti degli insediamenti disposti a buttar bombe pur di restare nelle case che hanno abitato per decenni.
La realtà purtroppo è che la tregua annunciata dai fondamentalisti palestinesi sta per scadere e questi faranno di tutto per trasformare in una propria vittoria il ritiro voluto dal governo Sharon-Peres come conseguenza della realizzazione della barriera difensiva. Il clima in cui avverrà il ritorno dei soldati in Israele sarà determinante e prefigurerà le successive elezioni palestinesi, i futuri colloqui di pace o lo scoppio di una terza Intifada a base di missili in “stile Hezbollah”.
Per questo appare un inutile ostacolo alla pace la scelta, da parte di Bruxelles, di dare mandato ai propri diplomatici di tenere contatti incondizionati con gli esponenti integralisti di Hamas. Questa organizzazione dal 2002 è stato inserita, anche grazie all’impegno del governo italiano, nella lista europea dei movimenti terroristi. Oggi tutti gli sforzi dovrebbero essere rivolti ad appoggiare Abu Mazen, non altri.
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