ISRAELE DA VICINO
Il primo aspetto che vorrei ricordare di questo viaggio in Israele è che niente è come te lo sei immaginato, cominciando dal paesaggio.
Pensavi fosse una sorta di piatto deserto e invece ti ritrovi tra le montagne dell’alta Galilea, tra paesi di casette dai tetti rossi e boschi di pini, che sembra un quadretto svizzero, e poi giù fino al lago di Tiberiade dove si vedono coltivazioni di alberi da frutto, banane, manghi, e campi di girasoli a perdita d’occhio. E le montagne, quelle su cui è costruita Nazareth, arrivando alle terre più aride intorno a Gerusalemme, fino a Betania, anche qui che t’aspettavi terre piatte è tutto un saliscendi – quanto devono aver camminato Gesù e i suoi.
Parecchie etnie qui convivono, ebrei autoctoni ed ebrei russi che parlano solo la loro lingua, drusi, arabi, circassi. Ho visto bellissimi paesi arabi accanto a quelli ebrei, uniche note di distinzione una croce o un minareto e la cisterna di raccolta dell’acqua calda generata dai pannelli solari che qui hanno tutti: nera nei paesi arabi, bianca in quelli ebrei.
Sarà per l’immagine che ci viene data di Israele e per la nostra ignoranza, ma la realtà è diversa, e questo hanno pensato le centinaia di pellegrini che hanno ricominciato a visitare e pregare nei luoghi santi.
Segno, anche questo, della pace sperata.
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