MATURITA’ DA BOCCIARE

Di Cominelli Giovanni
30 Giugno 2005

Le interviste trepidanti ai nostri eroi del liceo più vicino, gli scoop sui titoli possibili dei temi, le anticipazioni via internet… ogni anno sulla maturità il copione si ripropone. Questa narrazione serve a coprire il fallimento degli esami di maturità sia nella loro funzione formativa sia in quella certificativa.
Il diploma di maturità, dispensato al 97 per cento di chi si presenta all’esame, dichiara il falso sul livello effettivo cui lo studente è pervenuto nel corso degli anni. Per ciascun filone di maturità i criteri di giudizio variano enormemente da settore a territorio a scuola. La composizione finale dei giudizi parziali sulle singole materie, sulla base di meccanismi compensativi arbitrari, porta a delle “maturità”, dalle quali è assente la verifica delle competenze realmente possedute. Il diploma continua ad avere valore legale su scala nazionale, ma sotto la preziosa carta del diploma il profilo formativo effettivo dello studente è illeggibile.
I risultati degli esami di maturità in Italia sono una scatola nera. Le università o i datori di lavoro la apriranno subito dopo. Il prezzo pagato dagli ex-studenti sarà alto: tentativi ed errori nella scelta della facoltà universitaria, durata eccessiva degli studi, lunga transizione al lavoro, spese supplementari per recuperare la formazione mai avuta e la cui assenza non è stata mai certificata.
Che cosa cambiare? Tutto (in realtà si cominciò cambiare nel 1969: un riforma “sperimentale” durata trent’anni). Bisogna passare alla certificazione delle competenze. Questa è la strada intrapresa per gli esami previsti alla fine del 1° ciclo, questa quella prevista alla fine del 2° ciclo riformato, quando il primo quiquennio andrà a concludersi nel 2011. Non può che essere esterna, esercitata da agenzie esterne, debitamente accreditate. Il che suppone la definizione da parte della Repubblica di un curriculum essenziale di cittadinanza e di un curriculum essenziale di indirizzo. Ciò porta ad abolire il valore legale del titolo di studio.
Occorre fare un’operazione-verità, l’unica utile ai ragazzi e al Paese: consegnare a ciascuno, alla fine del percorso di studi, la fotografia fedele di sé. La via è lunga: passa per la modifica del dettato costituzionale, per la riduzione delle materie, per la costituzione di agenzie di certificazione su scala europea. L’attuale schema di Decreto attuativo della riforma del 2° ciclo non va in questa direzione: le tabelle orarie continuano ad essere debordanti, le competenze, di fatto, inverificabili.

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