il petrolio prende il volo

Di Tempi
07 Luglio 2005

Il Sudan esporta ormai 220 mila barili di petrolio al giorno, che a fine anno diventeranno 300 mila e quando sarà in funzione anche il secondo oleodotto (anch’esso gestito da un consorzio di aziende petrolifere di Cina, Malaysia e Canada più la controparte sudanese) 500 mila. Questo significa già ora entrate pari a 2 milioni di euro al giorno, grazie ad un fortunato accordo commerciale decennale firmato a suo tempo dal governo. In base ad esso, fino ad un prezzo al barile di 25 dollari l’85 per cento del ricavato va alle compagnie straniere, il 15 per cento a Khartoum; sopra questo valore, l’intera differenza di prezzo va al governo sudanese.
Pensate cosa vuol dire questo col barile di greggio a 60 dollari. La guerra in Darfur e altri problemi nel nord-est del paese costano quasi un milione di euro al giorno in spesa militare, ma avanza pur sempre un bel bottino per una politica di espansione economica che nella capitale è molto visibile, e non solo lì; ci spiega il parroco comboniano di Port Sudan (la città nei cui pressi sbocca l’oleodotto principale), in visita ai confratelli: «Prima del boom petrolifero fra Port Sudan e Khartoum c’era un volo ogni due giorni, ora ce ne sono quattro al giorno». Ma soprattutto avanzano risorse per una politica di ‘conquista dei cuori’ che in passato è stata trascurata a vantaggio della repressione pura e semplice.

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