RIPOSIZIONAMENTO POST REFERENDUM
Parigi. In queste settimane post referendarie è sempre più evidente che il no al Trattato costituzionale ha dato uno scossone alla politica interna francese. A farne le spese sono in particolare, a sinistra, il Partito socialista, e, a destra, il presidente della Repubblica, Jacques Chirac.
Dopo un referendum interno, lo scorso dicembre, il 58,6 per cento dei militanti del Partito socialista ha deciso di sostenere il si al referendum. Favorevole al n’ è stato invece il numero due del partito, Laurent Fabius. La sua svolta a sinistra, interpretata non a torto come opportunista dai suoi avversari nel partito, ha alimentato il sospetto che poco gli importasse in realtà del voto e molto invece della possibilità di essere, lui, il candidato dei socialisti alle elezioni presidenziali del 2007. La strategia era semplice: se nel referendum nazionale a vincere fosse stato il no, come poi è successo, il segretario, François Hollande, e chi nella direzione del partito aveva sostenuto il si, non avrebbero avuto più nessuna legittimità di fronte agli elettori mentre lui, Fabius, avrebbe potuto presentarsi come il solo a poter rappresentare quell’elettorato di sinistra che ha votato maggioritariamente per il no.
A destra invece la situazione è più semplice: la vittoria del no ha reso Chirac politicamente evanescente, quasi un fantasma. Ma il suo successore è già pronto: Nicolas Sarkozy, presidente del partito gaullista, l’Ump, e ministro degli Interni, che tutti i sondaggi, quale sia l’avversario al quale dovesse essere confrontato, danno come il probabile vincitore delle presidenziali del 2007.
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