NO, LA FEDE NON E’ AFFARE PRIVATO
Quel che Giuliano Ferrara aveva profetizzato nella sua intervista a Tempi (n. 18, 24 aprile 2005) si sta verificando: l’intelligentsia occidentale sta cambiando.
Il destino ha voluto che sul numero del New York Times del giorno degli attentati a Londra apparisse un editoriale del cardinale Christoph Schoenborn che criticava il neo-darwinismo, affermando che la ragione non può non vedere un progetto all’opera nell’evoluzione del creato. E che sull’International Herald Tribune del giorno dopo comparisse un altro editoriale, a firma dei due filosofi della religione Phillip Blond e Adrian Pabst, il quale spiega, dice il titolo, “Perché l’Occidente si sbaglia sulla religione”. è la più acuta autocritica liberal che ci sia capitato di leggere. «Il secolarismo liberal contemporaneo – scrivono – è alla bancarotta. Storicamente il liberalismo ha tratto la sua forza dalla critica del diritto divino delle monarchie assolute. Esso aveva valori repubblicani e scopi comunitari. Ma nell’abbattere la sovranità assoluta il liberalismo l’ha interiorizzata, producendo non cittadini solidali, ma soggetti autosufficienti. Questo progetto ha toccato il culmine negli anni 60, quando una genuina trasformazione politica è stata abortita a favore dei desideri soggettivi di adulti edonisti. La sinistra che è emersa da quella generazione ha scartato una genuina moralità pubblica nel nome della scelta e della gratificazione personali. A grande prezzo politico, ha consegnato alla destra il linguaggio della formazione, dei valori e della religione». Respinte le versioni integraliste della religione, gli autori concludono: «Allo stesso modo, la religione non è e non può essere relativista. Nessuna autentica fede in Dio è questione soltanto di gusto personale o di opinione soggettiva. La vera religione è sempre stata pubblica e politica perché riguarda la creazione di comunità intorno a valori condivisi e alle pratiche che li esprimono. In Occidente la privatizzazione della religione ha avviato l’abbandono di qualsiasi ambito pubblico collettivo che esprimesse ideali oggettivi comuni». (In Italia, invece, il solito Corsera riprende l’intervento di Schoenborn per titolare: “Gli scienziati: su Darwin la Chiesa sta sbagliando”. In periferia le novità arrivano sempre con un po’ di ritardo).
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