Tema: spiega perché è tutta colpa degli Usa
Parigi. “Come la potenza americana è stata contestata l’11 settembre?”. Questa domanda, che fa degli attentati dell’11 settembre non un atto criminale ma una semplice forma di contestazione, era compresa nell’esame che chiude un periodo scolastico paragonabile a quello delle nostre scuole medie e al quale hanno partecipato, lo scorso 27 giugno, ragazzi di 14 e 15 anni delle scuole di Parigi e dintorni. Ai ragazzi veniva anche chiesto di scrivere «un paragrafo argomentato di una ventina di righe» mostrando «che gli Stati Uniti sono una superpotenza che però oggi è contestata». Una “contestazione”, quella dell’11 settembre, che in Europa ha trovato una conferma “esplosiva” prima a Madrid e poi, pochi giorni fa, a Londra. Il solo a parlare di questa “stravaganza” didattica è stato, sul Figaro di venerdì 8 luglio, il sempre ottimo Ivan Rioufol che ci ha gentilmente messo in contatto con un’insegnante presente durante quell’esame. La signora, che chiameremo “Dominique”, per non violare quel dovere di riservatezza al quale sono tenuti tutti i funzionari pubblici, ha accettato di rispondere alle nostre domande, chiedendo però l’anonimato.
«SIETE FAVOREVOLI A BUSH?»
Questo è quello che Dominique ci ha raccontato su quell’esame: «Gli allievi potevano scegliere tra due soggetti: quello di storia, che trattava di De Gaulle, e quello di geografia, che aveva come tema “Gli Stati Uniti, una superpotenza contestata”. A parte che non vedo quale sia il rapporto diretto tra le conoscenze in geografia e il soggetto proposto, a darmi fastidio non è tanto il soggetto in sé, perchè la superpotenza degli Stati Uniti è un’evidenza, ma la caricatura (il documento n. 2 allegato al soggetto, ndr), perché ho trovato piuttosto maldestro presentare così l’11 settembre, e soprattutto il modo in cui era formulata la domanda, che imponeva agli allievi una posizione preconcetta che non dava davvero scelta nella risposta. Come se gli attentati dell’11 settembre fossero stati una semplice contestazione. Come possono esserlo una manifestazione o un boicottaggio. Ma non si può parlare di un attentato islamista come di una contestazione! Per me non è una contestazione ma un crimine spaventoso. Formulando la domanda in quel modo è come se, dato che in una democrazia la contestazione è legittima, si dica implicitamente che sono legittimi anche gli attentati dell’11 settembre. è aberrante.
Per me, quel soggetto è stato marcato ideologicamente, e questo è grave perché equivale a manipolazione su ragazzi di 14 e 15 anni. Dopo l’esame sono andata a parlarne con un professore di storia: mi ha detto che quando si parla di terrorismo è inevitabile fare un legame con la ricchezza e che è per questo che le due Torri, simbolo della ricchezza mondiale, sono state prese di mira. Allora io gli ho ricordato gli attentati di Madrid, con le bombe sui treni dei pendolari, e non mi ha risposto. Mi è venuta in mente la riflessione fattami da un collega che aveva ricevuto in classe alcuni ragazzi americani.
Tra le prime domande degli altri allievi francesi della classe, poste in modo piuttosto aggressivo, c’era: «Siete favorevoli a Bush?». Il fatto è che, pur non potendo generalizzare, l’ideologia antiamericana è tendenzialmente presente tra gli insegnanti. Nel mio precedente incarico insegnavo in una scuola dove, nella sala professori, venivano appesi manifesti e distribuiti un sacco di volantini antiamericani. Purtroppo, i ragazzi sono delle vittime di questa ideologia e di quei professori che, dimenticando il loro dovere di riservatezza, non esitano a mostrare le loro idee politiche in classe. Un grave errore deontologico negativo per i ragazzi, ai quali si dovrebbe insegnare ad elaborare un pensiero libero da pregiudizi».
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