A rabbia e sismi preferiamo i solidarnosc islamici
Quanto dureranno l’indignazione, la rabbia e il dolore per l’attacco a Londra? Non certo di più di quanto sono durati quelli per New York e Madrid. Forse più di quelli riservati a Gerusalemme e Tel Aviv, pur sempre poco. Tanto poco che, se non fosse estate, e più della pace conta l’ombrellone, sarebbero già tutti in piazza a chiedere il ritiro dall’Irak e magari pure dall’Afghanistan. Da settembre cominceranno mesi di campagna elettorale a rischio kamikaze. Una parte minoritaria dell’islam sta attaccando le nostre libertà anche per impedire che le donne e gli uomini musulmani possano goderne.
Dalle moschee però si levano finalmente voci chiare e distinte contro il terrorismo. Vanno valorizzate, qui sulle televisioni italiane, ma soprattutto su quelle in arabo. Per farlo dobbiamo al più presto dotarci di mezzi di comunicazione di massa, che possano essere ascoltati e seguiti in Europa e in tutto il Mediterraneo, che facciano parlare le autorità islamiche contrarie al fondamentalismo e i promotori della democrazia in Medio Oriente. Si tratta per lo più di dissidenti, spesso silenziati, perseguitati e imprigionati dai regimi dittatoriali. Per quanto tempo ancora possiamo continuare ad abbandonarli e a non riconoscere in loro i Solidarnosc del Duemila, i più pericolosi avversari dell’attuale pericolo totalitario? La guerra va combattuta ovviamente anche militarmente e con l’intelligence. Quanti al ministero degli Interni parlano arabo? Fino al 2001 pare fossero quattro, cioè nulla.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!