Un compendio per la sussidiarietà

Di Feliciani Giorgio
21 Luglio 2005
COS'E' LA SUSSIDIARIETA'? FRA TANTE DEFINIZIONI E ANALISI, ECCO QUELLA DELLA CHIESA CATTOLICA CHE METTE AL CENTRO LA «DIGNITA' DELLA PERSONA»

Stralci da ‘Ma che cos’è la sussidiarietà’, comparso su ‘Atlantide’, n. 2 giugno 2005

Per lunghi decenni nel nostro Paese la sussidiarietà è stata talmente dimenticata da non essere nemmeno menzionata non solo nei dizionari di lingua italiana, ma anche nelle più accreditate enciclopedie relative alle scienze giuridiche, politiche e sociali. La questione è diventata di attualità solo recentemente, quando dapprima il Trattato europeo di Maastricht e poi la Costituzione della Repubblica Italiana vi hanno fatto esplicito riferimento, sia pure in modo parziale e discutibile. Peraltro, a tutt’oggi, non si può certamente dire che intorno ai contenuti essenziali della sussidiarietà vi sia sufficiente chiarezza. (…) Risulta evidente che il magistero (della Chiesa, ndr) ha affermato espressamente e continuamente il principio di sussidiarietà, ma non si è sufficientemente preoccupato di svilupparlo in una dimensione dottrinale di carattere completo ed organico, che tenga anche adeguatamente conto dei profondi mutamenti in corso nel mondo e della crisi degli assetti tradizionali delle società e delle istituzioni. Non sorprende, quindi, che ‘tra i commentatori e gli studiosi’ vi sia ‘una grande diversità di opinioni’ al punto che ‘qualche autore ha trovato più di venti differenti interpretazioni al principio’.
I contenuti essenziali della sussidiarietà vengono per lo più così identificati: il primato della persona umana, unitamente alla natura sociale della stessa, esige che le comunità abbiano come unico scopo il dare aiuto (‘subsidium’) ai singoli individui nell’assunzione di personali responsabilità per la propria autorealizzazione, assicurandone le condizioni necessarie. Anche le società cosiddette ‘maggiori’ o ‘superiori’ esistono per assolvere analoghi ruoli nei confronti delle comunità cosiddette ‘minori’ o ‘inferiori’. Il principio è valido per qualsiasi società, ma richiede di essere più precisamente determinato e specificato in funzione della natura di ogni comunità e delle circostanze storiche in cui essa si trova a vivere.
A quest’ultimo proposito c’è però da chiedersi se ormai non sia auspicabile una revisione della stessa formulazione ‘classica’ del principio stesso, che si riferisce a un ordine sociale strutturato secondo una sola linea gerarchica, mentre attualmente i centri di potere sono diversi e differenziati (si pensi ad esempio ai partiti politici, alla finanza, alle multinazionali, agli stessi mass media). Si aggiunga che non manca chi ritiene lo stesso termine di ‘sussidiarietà’ decisamente infelice, in quanto desueto e suscettibile di fraintendimenti. Una risposta, parziale ma significativa, a queste esigenze è ora offerta dal Compendio della dottrina sociale. Infatti esso da un lato ha cura di sintetizzare ed esporre in modo organico le molteplici proposizioni del magistero pontificio che, a questo riguardo, sono venute succedendosi nel corso del secolo XX, facilitandone così la conoscenza e la comprensione. Dall’altro ricorre a un linguaggio meno datato e più attento alle problematiche della società contemporanea. Il Compendio avverte, innanzitutto, che la promozione della «dignità della persona» esige la valorizzazione di tutte «quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico» che nascono dalla spontanea iniziativa delle persone e ne rendono possibile «una effettiva crescita sociale». Un complesso di realtà, dunque, quanto mai vasto e articolato che costituisce «l’ambito della società civile, intesa come l’insieme dei rapporti tra individui e tra società intermedie che si realizzano in forma originaria e grazie alla soggettività creativa del cittadino». Si richiama quindi il principio secondo una formulazione non dissimile da quella tradizionale, ma, al contempo, se ne precisa il contenuto. Si fa, infatti, presente che la sussidiarietà deve essere ovviamente intesa «in senso positivo» come assicurazione di «aiuto economico, istituzionale, legislativo», ma comporta anche una serie di «implicazioni in negativo», che impediscono allo Stato di restringere ‘lo spazio vitale’ che spetta alla libera iniziativa delle persone e alle loro aggregazioni. A queste essenziali proposizioni fanno seguito numerose ‘indicazioni concrete’ sia di carattere generale, sia circa materie specifiche come la famiglia, l’economia, la comunità politica, le relazioni internazionali. Non mancherà certo occasione di dedicarvi adeguata attenzione.

*Docente di Diritto canonico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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