Il cavaliere americano alla corte di Roma
Carl Anderson è un cavaliere americano in giacca e cravatta con una virtù molto medioevale: «Noi abbiamo scelto di essere liberamente fedeli e leali al Papa». In quel ‘noi’ Anderson raggruppa il milione e 700 mila aderenti ai Cavalieri di Colombo, la più numerosa organizzazione cattolica mondiale di cui lui è Supreme Knight. Da buon cavaliere medioevale Anderson spiega a Tempi la difficoltà anche lessicale nel definire con parole moderne questa traccia di medioevo del secondo millennio: «La parola ‘organizzazione’ o ‘associazione’ non rende quel che è il nostro carisma. Siamo una ‘fraternità’ al servizio delle famiglie». Ad inizio Novecento un giovane prete irlandese, padre Michael McGivney, di fronte all’indigenza e miseria cui si trovavano molte madri, rimaste vedove di mariti periti sotto le armi o per infortuni di lavoro, diede vita alla fraternità. «Lo stesso McGivney aveva vissuto un medesimo dramma con i suoi quattordici fratelli, avendo perso il padre precocemente in un incidente di lavoro. L’idea era semplice: creare una mutua in cui ognuno dei membri versava una quota che poi veniva redistribuita ai più bisognosi». Trascorso un secolo oggi i Cavalieri di Colombo sono presenti in oltre 35 mila parrocchie del territorio statunitense con consigli locali che raggruppano dai 15 ai 2000 aderenti capaci di distribuire ai poveri circa 135 milioni di dollari. Accanto a tale forma d’impegno i Cavalieri hanno sviluppato una compagnia assicurativa sulla vita «con un fatturato di 67 e un patrimonio di 12 miliardi di dollari». Con tali cifre che anche l’immaginazione fatica a catalogare la fraternità non profit di Anderson prosegue l’opera che fu del fondatore «secondo le quattro virtù che animano il nostro impegno: carità, unità, patriottismo e sussidiarietà».
Padre McGivney volle porre come centro attrattivo e permanente della fraternità la figura del Pontefice di Roma, in tempi in cui in terra protestante la vita per i cattolici immigrati irlandesi non era facile. «Per questo pose come fondamento del nostro agire non solo l’aiuto reciproco, ma anche la difesa della fede e della Chiesa». Oggi i Cavalieri sostengono con aiuti molti seminaristi cui garantiscono la possibilità di frequentare gli studi senza patemi economici. «E ogni anno – prosegue Anderson – offriamo al Vaticano la copertura finanziaria di almeno tre, quattro grandi eventi televisivi, pagando interamente i diritti tv satellitari. è giusto che ciò che accade a Roma possa essere visto in tutto il mondo». Quest’anno, solo per fare un esempio, si sono accollati le spese di trasmissione del funerale di Giovanni Paolo II, del Conclave, dell’elezione e della prima Messa di Benedetto XVI. Non soddisfatti hanno sovvenzionato anche il restauro della facciata della basilica di San Pietro.
Dello spirito battagliero medioevale, gli Knights of Columbus hanno mantenuto l’indomito fervore in difesa di quella che, spiega Anderson, «è oggi uno dei campi di maggior scontro: la difesa della vita. Non investiamo in imprese farmaceutiche abortiste, in aziende che producono contraccettivi, non sovvenzioniamo ricerche sugli embrioni, non investiamo in compagnie di comunicazione che conducono campagne pubblicitarie pornografiche». Ma questo pur lodevole sforzo d’integrità non è bastevole di per sé, «perché occorre combattere con armi culturali la vera crisi che alligna negli Stati Uniti e in Europa: la separazione della libertà dalla verità. Se un uomo non riconosce una parola vera su di sé si condanna all’autodistruzione».
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