Compiti ambientalisti per l’estate

Di Valenti Annalena
01 Settembre 2005

Quando sono bambini, ci provano a instillargli l’amore per la natura con compiti delle vacanze del tipo “Non bisogna incidere le cortecce, non bisogna gettare le cartacce nelle aiuole, un bosco può bruciare in un giorno, ma non basteranno cento anni perché ricresca” e sotto ti chiedi “queste frasi quali messaggi ti comunicano?” e la pivella risponde «intimidatori» e la sgamata «ma no, devi dire che ti invitano a non distruggere la natura, è un compito non la realtà».
A furia di divieti lo scopo è talmente poco raggiunto che bisogna ricorrere agli unici veri paladini della natura: i volontari, quelli che ripuliscono il mondo dai rifiuti. Gli unici veri salvatori del pianeta (vedi articolo di N. Ferguson sul Corriere della Sera del 29-08, in cui dopo un’analisi dello stato delle spiagge del mondo, ormai invase dalla plastica, tanto che anche in un atollo sperduto e disabitato si sono trovati «953 oggetti portati dal mare», e New York scarica in mare «900 tonnellate di liquami di fogna», la soluzione proposta è: «Quello che sto facendo: ore passate quest’estate a riempire i sacchi con i rifiuti altrui»).
Se vi viene il dubbio che divieti e volontari siano inefficaci allo scopo, ma volete far amare la natura a vostro figlio, provate a usare il più vecchio sistema del mondo: «Guarda Giò, com’è bello il mare, quant’è grande Dio!».

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