L’isola dei cloni
Sorpresona. Hollywood, la fabbrica dei sogni fattasi incubo, realizza un film diverso, controcorrente quanto basta. O almeno così ritengono i conservatori Usa. “The Island”, diretto da Michael Bay, e interpretato da Ewan McGregor, Scarlett Johansson e Sean Bean, è appena sbarcato anche da noi. È un thriller fantascientifico da 120 milioni di dollari. Cos’ha di tanto sconvolgente? Difende l’intangibilità della vita umana. 2019, un laboratorio nel deserto dell’Arizona (segreto ma finanziato dal governo a suon di miliardi) clona uomini e donne a go-go. E a cinque milioni di dollari a colpo vende l’immortalità garantendo un corpo di ricambio da sostituire al vecchio a tempo debito. Affermando di attenersi a linee-guida etiche, il laboratorio inganna i clienti millantando lo “stato vegetativo” dei cloni (lo stesso che fu falsamente attribuito a Terri Schiavo per accelerarne la “dolce morte”), ovvero la loro insensibilità fisica e morale a qualsiasi stimolo o dolore fino all’attivazione. In realtà, centinaia di cloni schiavizzati sono segregati in un impianto sotterraneo con la scusa che gli Stati Uniti sono oramai contaminati a causa di una colossale catastrofe ambientale che distrugge ogni forma di vita. Qui le attitudini dei cloni vengono sviluppate solo fino a raggiungere la maturità di un quindicenne; poi, grazie a una lotteria, alcuni fortunati ottengono uno speciale passaggio per l’unica zona del mondo incontaminata, “l’isola” del titolo da cui partirà il ripopolamento. In realtà i “vincitori” vengono uccisi dopo che ne sono state asportate le parti anatomiche vendibili. Con una giustificazione: il tutto aiuterebbe la ricerca contro la leucemia. Ma è un falso. Viene il dì in cui un clone rompe le uova nel paniere, sviluppando curiosità tipicamente umane. Al che il laboratorio ingaggia un sicario professionista. Il quale però, quando scopre l’ambaradan, getta le armi alle ortiche.
Phyllis Schlafly, fondatrice e presidentessa dell’Eagle Forum, ricorda che quando nell’agosto 2002 il presidente George Bush tuonò contro la clonazione prospettando un futuro di «industrie di embrioni» e una società in cui gli uomini vengono allevati per fornire pezzi di ricambio e figli a modello del consumatore pareva fantascienza. Oggi la fantascienza mette in guardia dalla realtà. Il film, dicono alcuni, non è un capolavoro, ma è ben realizzato e colmo di effetti pirotecnici riempisala. Non è da sbadiglio, insomma, e per di più dice quel che dice. Lasciate stare la vita umana. L’anno scorso il film Usa più acclamato fu “Million Dollar Baby”. Quando si seppe in giro che la pellicola di Clint Eastwood (peraltro un eroe di molti conservatori Usa) giustificava l’eutanasia, il botteghino registrò il tracollo. Se sono sogni, ben venga Hollywood. Ma gli americani non dormono mica in piedi. E neanche sulle poltroncine del cinema.
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