“LA” RAGIONE SECONDO RATZINGER

Di Bobo
04 Agosto 2005

L’opera di un Papa non può essere ridotta alle idee dell’uomo che ne porta le insegne; ma la storia culturale della persona non è certo estranea (Wojtyla docet) agli accenti che assumerà il suo magistero. I tre brevi, densi interventi potrebbero essere letti, con le cautele del caso, come una sorta di manifesto del Ratinger-pensiero. Il primo testo, “La crisi delle culture”, smonta la tesi che la razionalità illuminista sia “la” ragione e mostra che «la vera contrapposizione che caratterizza il mondo di oggi non è fra diverse culture religiose, ma tra la radicale emancipazione dell’uomo da Dio da una parte e le grandi culture religiose dall’altra», e lancia quella proposta ai laici di vivere “come se Dio fosse” che Pera nell’introduzione sottoscrive. Gli altri ricordano uno che i diritti dell’embrione sono il punto in cui si gioca il cuore stesso della tradizione europea, l’affermazione del valore della vita di ogni uomo, l’altro la profonda corrispondenza della conoscenza per fede alla struttura della ragione e dell’esperienza umane. Una miniera.

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