Capitale umano USA
L’articolo che qui segue Paul M. Weyrich l’ha reso pubblico il 13 marzo 2001. Sono passati anni eppure l’intuizione centrale, irrobustita da molti fatti e gesti di governo, è valida ancora di più. Tutto sta nell’ipotesi articolata da Marvin Olasky, testa d’uovo dell’Università del Texas di Austin, con la formula-libro Conservatorismo compassionevole (prefazione di George Bush, trad. it. Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005): ossia più società, meno Stato, e la famiglia sempre al centro. E il tutto nel quadro sociale descritto dall’azione delle libere iniziative dell’associazionismo, del privato sociale e del non profit nati da una intuizione di comunione orante tra laici. La “Dottrina Bush” per gli States è questa e Weyrich ne rintraccia (e ne proclama) la scaturigine cattolica. 61 anni, presidente della Free Congress Foundation creata nel 1974 un anno dopo aver fondato, con altri, la prestigiosa Heritage Foundation, Weyrich è una delle colonne portanti del movimento conservatore Usa. Ascoltato, e molto, nel Partito Repubblicano, svolge anche il ruolo di efficace liaison fra i litigiosissimi mondi neoconservatore e paloeconservatore. Di origine europeo-orientale, è cattolico melchita e protodiacono di questo rito nella diocesi di Arlington, Virginia. (M.R.)
Bush comprende bene il principio cattolico di sussidiarietà
«Prima di entrare nel merito della mia telefonata», ho avuto un giorno occasione di dire a Karl Rove, il guru politico del presidente George W. Bush jr., «le sarei grato se volesse riferire un mio messaggio al presidente». Rove si mostrò disponibilissimo. «Gli dica che padroneggia con grande maestria l’arte del governare cattolico», feci io. Rove rispose: «Ottimo per un metodista». Poi aggiunse che il presidente Bush comprende bene il principio cattolico della sussidiarietà. Ora, il sottoscritto non è il solo a pensare che sia davvero così. La Società statunitense per la Difesa della Famiglia, della Tradizione e della Proprietà (Tfp), un gruppo decisamente tradizionalista, afferma in privato che Bush è più cattolico di qualsiasi altro cattolico che sia realisticamente possibile eleggere presidente in questo Paese.
Se si esamina attentamente il discorso rivolto da Bush ai delegati del Partito Repubblicano riuniti nella Convention di Filadelfia del 2000, ci si accorge del tono profondamente cattolico che lo pervade. Analogamente, il suo primo discorso inaugurale del 2001, per quanto breve, possiede anch’esso una cornice cattolica. Tutto questo è il risultato di molto più che l’opera di qualsivoglia speech-writer. Riflette, con tutta ovvietà, alcune delle sensibilità che animano più fortemente Bush. Se, come suggerisce Rove, Bush comprende davvero a fondo il principio di sussidiarietà, questa è per certo una buona notizia per gli Stati Uniti. Ed è cosa perfettamente compatibile con il nostro sistema di governo costituzionale. Il principio di sussidiarietà esige che per sovvenire alle necessità di qualcuno s’inizi dall’unità sociale più vicina alla famiglia. Solo se se non si riesce a soddisfare quei bisogni a tale livello ci si spinge oltre rivolgendosi ai corpi intermedi. Se poi queste strutture sociali non bastano, si ricorre al governo, incominciando però dai suoi livelli locali. E, ancora, solo se il governo locale non è in grado di ottemperare ai bisogni è ammissibile rivolgersi al livello superiore, così via. In questo sistema, l’enfasi è posta sulla famiglia in quanto unità fondamentale della società. Dopo la famiglia, sono dunque le istituzioni private a venire mese al centro. Il governo viene infine chiamato in causa solo quando le istituzioni private risultano insufficienti e in questo caso è il livello di governo più vicino alle persone a essere messo al centro.
George Bush è insomma un presidente diverso. È un conservatore di tipo molto differente da quelli che abbiamo avuto finora. È più autenticamente religioso di qualsiasi presidente gli Stati Uniti abbiano avuto da molto, molto tempo. Il suo conservatorismo non è Libertarianism. Ha più del conservatorismo culturale. Nei suoi confronti non sono certo mancate le valutazioni sbagliate e le incomprensioni. Credo però che fino a quando sia i suoi amici sia i suoi critici non inizieranno a comprenderne la cattolicità, George Bush continuerà a mandare le persone in confusione. L’esercito dei giornalisti di stanza a Washington non è molto ferrato in teologia. Prima che questo mandato presidenziale giunga a conclusione potrebbe aver bisogno di qualche ripetizione.
Paul M. Weyrich
(traduzione di M.R.)
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