Se sta male Milano, sta male l’Italia

Di Longo Elisabetta
04 Agosto 2005
INTERVISTA A MASSIMO FERLINI, PRESIDENTE DELLA CDO DEL CAPOLUOGO LOMBARDO

Parliamo del’importanza della Compagnia delle Opere. Qual è l’aiuto che offre ai soci?
Innanzi tutto, dobbiamo ricordare che la Cdo di Milano è arrivata oggi ad avere 5600 soci, cioè la più grande associazione di imprenditori presente a Milano, e sta costruendo dei servizi per rispondere alle sfide che incontrano le imprese, come la finanziarizzazione, il sostegno allo sviluppo, l’internazionalizzazione, la necessità di investire in capitale umano per sostenere l’innovazione. Noi cerchiamo di sviluppare, insieme ai nostri soci, i servizi migliori per loro.
La crisi che sta attraversando l’Italia, a cosa è dovuta?
Noi della Compagnia delle Opere abbiamo notato che la crisi del nostro paese era dovuta a un fattore educativo mancante, così come lo sviluppo del capitale umano. Mentre si cercano nuovi strumenti per combattere la crisi, si dimentica che il primo problema è di tipo educativo, sulla capacità di dare forza culturale, educazione, senso di appartenenza al mondo e alle cose, per portare all’imprenditore fiducia nel futuro e voglia di investire.
Noi partiamo dalle esperienze positive dei nostri soci, per sostenere quelli che nel corso della crisi non si sono ripiegati su se stessi, smarriti sull’orizzonte cinese. Da qui le prime leggi sull’internazionalizzazione, dal portare all’estero i nostri associati, assieme ai primi che erano riusciti a raggiungere dei risultati positivi.
Chi ha sviluppato e trovato nella sua ricerca buoni risultati, li mette in comune, per creare elementi utili allo sviluppo di altri. Per contrastare la crisi, bisogna fare in modo che la piccola e media impresa raggiunga delle dimensioni di solidità tali da reggere sul mercato e affrontare questioni di investimento e crescita, che altrimenti rimanendo piccola e sottocapitalizzata, non troverebbe nel sistema delle risposte adeguate. L’altro grosso problema è come far crescere, nel sistema finanziario italiano, la coscienza di mettere fine a un sistema di rendite che alimentano nel breve termine il profitto, ma che non creano prodotti finanziari adeguati alle piccole e medie imprese.
Ma il punto centrale di tutta la questione secondo lei qual è?
Il problema è che si è perso di vista il perché delle cose. Ad esempio, se la finanza da strumento di crescita economico e produttivo diventasse speculazione, perderebbe di vista la ragione per cui è nata, impedendo al paese di trovare gli strumenti adeguati alla crescita. Oggi in Italia, c’è l’inseguimento nel brevissimo periodo del massimo margine di profitti finanziari, e quindi si favoriscono crescite economiche che non danno luogo alla costruzione di obiettivi e sistemi industriali, con un’apparente ricchezza, costruita sulle sue ultime risorse.
Quindi quale sarebbe la soluzione?
La reazione deve venire da Milano, che deve diventare il faro positivo della nazione, con al centro il capitale umano, l’internazionalizzazione e una finanza utile allo sviluppo industriale, perché se Milano perde posizioni, non è tanto per la perdita di una città o di una zona economica: è l’Italia stessa, che attraverso la perdita di posizione perde l’aggancio a fasi di sviluppo competitive e economiche mondiali.
La Compagnia delle Opere vuole valorizzare il positivo, per essere da esempio e da traino per la crescita di altre zone e per altre realtà associate.
C’è bisogno di un nuovo sforzo educativo, un nuovo impegno di orizzonti e obiettivi, con una nuova partecipazione collettiva a quello che chiamiamo il bene comune. La politica e le istituzioni devono dare un contributo, altrimenti il sistema rischia di sbandare di perseguire un mero interesse.

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