UN N.B. SULLA SCUOLA DI VIA QUARANTA

Di Justin Mc Leod
08 Settembre 2005

Ha tenuto banco sui quotidiani di settimana scorsa la questione della scuola islamica di via Quaranta a Milano. Magdi Allam in particolare si è ripetutamente scagliato contro l’ipotesi che la Repubblica italiana possa riconoscerla come scuola paritaria. Ha mille ragioni, tutte condivisibili. Ma occorre stare attenti. La sedicente scuola di via Quaranta non può essere riconosciuta semplicemente perché, secondo la legge italiana, non è una scuola: manca di tutti i requisiti che la norma chiede alle scuole che vogliono essere riconosciute paritarie (e che agli altri istituti vengono puntigliosamente imposte).
Ma, attenzione: da qui a fare di ogni erba un fascio, a dire che tutte le scuole di ispirazione confessionale sono fucine di intolleranza, a ripetere che l’unica forma di integrazione è quella offerta dalla scuola di Stato il passo è breve. Invece sono moltissime le scuole cattoliche in Italia e in Europa che accolgono alunni musulmani: che si paragonano con la tradizione cristiana e sono invitati ad approfondire seriamente la religiosità della propria. E se una scuola musulmana dovesse avere le caratteristiche previste dalla legge per le scuole paritarie, perché no? Sarebbe un’arma in mano ai moderati contro gli integralisti.

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