P&B, la colla debole
Professore, nel suo editoriale del 22 agosto sul Corriere della Sera lei ha ricordato che il sistema bipolare ha il merito di aver permesso agli elettori di produrre per la prima volta in 150 anni di Italia unita un’alternanza politica pacifica; e che potrebbe funzionare al meglio se si rafforzasse il centrismo non come costituzione di un terzo polo, ma come predominanza delle forze di centro all’interno dei due schieramenti. Secondo lei, ci sono responsabilità dei leader dei due schieramenti, Berlusconi e Prodi, nel mancato rafforzamento del centrismo nei poli e nel prevalere del radicalismo al loro interno?
Ci sono loro responsabilità, sì, ma molto dipende dal meccanismo che li costringe. Tutti e due i leader sono costretti a tenersi buone le aree radicali, perché sono necessarie. Questo è dovuto alla maledizione proporzionalista che c’è nel bipolarismo italiano, che non è fondato su un maggioritario esclusivo, ma su di un maggioritario al 75 per cento. La presenza del 25 per cento di seggi assegnati col sistema proporzionale dà ai piccoli partiti una forza analoga a quella che avevano con il vecchio sistema. E questo obbliga i leader di entrambi gli schieramenti a blandirli, a tenere conto delle loro opinioni, ad accettare i loro veti. Nel caso del centro-sinistra, poi, abbiamo un’altra anomalia: il suo leader non ha un proprio partito, e la sua forza la ricava essenzialmente dalla sua capacità di fare da punto di equilibrio fra tutte le forze. Prodi in questi ultimi mesi ha dimostrato di volere esercitare questa sua funzione soprattutto mostrandosi la persona dello schieramento di centro-sinistra più vicina politicamente a Rifondazione comunista (Rc). Perché in questo modo la sua forza politica aumenta, in quanto può sottrarsi ai tentativi di tutela di Ds o Margherita. Il paradosso è che questi partiti sono più vicini alla sua posizione politica che non Rc, perché Prodi non è certo un’estremista. Però, non avendo un partito proprio su cui appoggiarsi, si sposta verso Rc. Un gran garbuglio che le primarie non riusciranno a sciogliere.
Dunque per far funzionare al meglio il bipolarismo Prodi e Berlusconi dovrebbero puntare ad eliminare la quota di proporzionale, ma non pare che si siano attivati molto in questa direzione.
Se provano a farlo, la loro coalizione va in pezzi: Lega Nord, Rc, Comunisti italiani e Verdi gli toglierebbero la fiducia immediatamente. Se Berlusconi presentasse un programma del genere, anche l’Udc sarebbe contro, perché senza la proporzionale la forza politica dell’Udc scompare.
Dunque, se in questi anni Berlusconi e Prodi non hanno saputo alimentare processi di integrazione politica all’interno dei loro campi, ma hanno fatto coincidere il bipolarismo con le loro stesse persone, questo dipende da elementi strutturali piuttosto che dai limiti della loro azione politica.
Ci sono questi elementi strutturali che hanno pesato. La maledizione del proporzionale pesa non soltanto sui partiti radicali dei due schieramenti, ma anche sui partiti più grossi. I Ds, la Margherita e An non vogliono cedere assolutamente l’identità, vogliono che rimanga una coalizione. Poi ci sono i limiti dei leader. Non si può produrre integrazione senza avere alcuna vera idea politica, alcuna piattaforma politica, come è il caso di Berlusconi. Non si può produrre integrazione politica senza avere un partito alle spalle, come è il caso di Prodi.
Mi faccia capire meglio cosa vuole dire quando dice che Berlusconi non ha alcun vero progetto politico.
L’unico progetto politico di Berlusconi è opporsi alla sinistra; quando si trova a governare non sa cosa fare, non ha idee forti da portare avanti. Dice di essere liberale ma non riesce a liberalizzare nulla: l’economia italiana è soffocata da vincoli. In cinque anni non ha fatto alcuna legge che sburocratizzasse il paese, se non una parziale liberalizzazione del mercato del lavoro. Ma l’Italia è ancora un paese soffocato dai monopoli, basta vedere cosa sono Telecom, le autostrade, le ferrovie: tutte quante pseudo-liberalizzazioni che hanno costituito in realtà dei monopoli privati. Il sistema bancario italiano è il più inefficiente d’Europa e quello con i costi più alti: è questo il governo liberale che ci era stato promesso?
Lo scalcagnato bipolarismo italiano sopravviverà al declino delle fortune politiche di Berlusconi e Prodi rispettivamente, oppure questo declino è una condizione perché ci possa essere un bipolarismo efficiente?
Non lo so, credo che sopravviverà anche al loro eventuale declino politico, ma sopravviverà malamente.
Non succederà che Prodi vince le elezioni, però non riesce a governare, e allora nasce un governo di Grande Centro?
è difficile fare delle previsioni. Certo, c’è un punto critico, ed è il ritiro di Berlusconi dalla scena politica. Se perde le elezioni, mi pare difficile che possa restare per cinque anni a fare il leader dell’opposizione. Penso che si annoi e abbia molte altre cose da fare, se vuole. Ecco, se si ritira Berlusconi si sfascia il centro-destra come coalizione, e sfasciandosi il centro-destra come coalizione è possibile che si sfasci come coalizione anche il centro-sinistra: si può ipotizzare a quel punto un rimaneggiamento delle carte generale. E a quel punto chissà che succede, nessuno lo può prevedere.
Che effetto le hanno fatto i quattro nomi avanzati da Follini come successori di Berlusconi alla leadership (Fini, Pisanu, Formigoni, Casini)?
Non mi pare un grande colpo di fantasia, sono quelli che chiunque avrebbe detto. Però il problema è che senza la forte sponsorizzazione di Berlusconi nessuno di questi quattro nomi è in grado di tenere insieme la coalizione di centro-destra.
Se Berlusconi uscisse dalla scena politica, quanto continuerebbe a pesare con le sue tivù, la sua forza finanziaria, ecc.?
Se si ritira, non può più pesare. Le tivù non contano niente, non determinano i risultati elettorali; influenzano la vita politica, ma non spostano le opinioni elettorali nel paese. Se tra sei mesi Prodi vincerà, vincerà a dispetto del fatto che Berlusconi aveva le tivù. Anche la forza finanziaria, di per sè non ha la capacità di orientare l’opinione delle persone.
Quanto pesa sulla funzionalità del bipolarismo una sinistra che non ha un punto di sintesi sulle diverse posizioni in materia di politica estera?
Sia la coalizione di destra che quella di sinistra non sono d’accordo al loro interno su quasi tutto quel che ci sarebbe da fare, non solo in politica estera. Nel sistema attuale bisogna rimarcare la propria identità, perché altrimenti al proporzionale come ci presentiamo, se siamo tutti uguali? Molti dicono che Follini e Casini hanno organizzato la loro dissidenza adesso perché mancano pochi mesi alle elezioni: non vogliono assolutamente abbattere Berlusconi, vogliono semplicemente lucrare un po’ di immagine per avere un premio al proporzionale. Ci sono molti che lo pensano, e credo che ci sia qualcosa di vero.
Queste considerazioni potrebbero portare alla conclusione che il quadro attuale “conviene” a Berlusconi e Prodi perché li rende indispensabili: il tutto esiste e in qualche modo funziona perché ci sono loro, altrimenti non funzionerebbe.
Li rende indispensabili nella loro evanescenza politica, però. Che nel caso di Prodi è soprattutto un’evanescenza organizzativa: non ha un partito alle spalle; nel caso di Berlusconi è un’evanescenza politico-culturale. Nel sistema attuale sono necessari dei collanti, ma dei collanti che non siano troppo forti. Berlusconi e Prodi sono questo.
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