Le parole da sapere per andare a scuola(vale anche per i prof.)

Di Valenti Francesco
08 Settembre 2005

EDUCARE
Da educare (Catullo, 62, 41: «quem mulcent aurae, firmat sol, educat imber») e educere (Catullo, 64, 90: «quales aura educit verna colores»): è attività non propria solo dell’uomo (Cicerone, De natura deorum, 2, 129: «quantus amor bestiarum sit in educandis is quae procreaverunt»). Nella persona umana è la capacità di tirar fuori ciò che potenzialmente c’è, sollecitando la libertà ad aderire alla realtà, muovendo l’interezza della persona: «L’istruzione ha per fine la mente; l’educazione abbraccia tutto l’uomo: la prima ha per fine il vero; l’altra, e il vero e il buono e l’utile e il conveniente. L’istruzione, senza l’educazione, è inefficace, talvolta dannosa. L’educazione data da una povera donna può essere più proficua dell’istruzione data da un gran letterato. Se gl’istruttori non hanno la virtù, l’autorità, la cura di farsi, almeno indirettamente, educatori, la società è depravata».

CLASSE
Se non vogliamo cadere nella mentalità agonica, che oppone maestro e allievo, e confondere i termini della questione, dobbiamo badare a che il procedere nella conoscenza della scuola non sia un andare indietro, progressivamente, nella superbia del presumere di insegnare e di sapere. Constatazione amara, che era già del Tommaseo: «Classe ha poi il noto senso scolaresco, ma in italiano non istà così solo come in francese: le classi, per dire, le scuole. Si dirà: entrare in una classe di grammatica o d’altro. Passare dalla prima alla seconda nella grammatica stessa. L’imitazione de’ Francesi ci fa confondere fin l’ordine dei numeri, e chiamare primarie le scuole inferiori, secondarie quelle di lettere; che spesso davvero son peggio che secondarie. Così quando in certi paesi parlasi della quarta classe, non sai se in su o in giù. Ed ecco un termine di guerra marittima, portato dai banchi delle navi sui banchi pacifici delle scuole. E veramente i ludi scolastici sono più fieri, talvolta, che i ludi di Marte».

VOTO
‘Voto’, che è ‘l’interno volere’, risiede nell’ambito dell”accordare’, insieme a ‘patto, alleanza, d’amore e d’accordo’. Esprimo il mio consenso a ciò che sei, offri, proponi, affermi, ricerchi. Bello il latino pendo, pesare, da cui soppesare. Siamo un po’ lontani dai nostri scolastici voti. E forse qualcuno amerebbe modificare i termini, riprendendo gli antichi punctum, che deriva da pungere (pungere e tormentare), o sententia, voto dell’assemblea e giudicare, se non inquiro: insomma tornare dalla scuola all’ambito giudiziario.

SCRUTINARE
‘Scrutinare’ è della famiglia del ‘cercare’, e significa «cercare e ricercare per minuto, attentissimamente. Lo scrutinio ha per iscopo il giudicare, il conoscere a fondo, il concludere. Scrutinare è cercare con esame attentissimo l’intimo valor delle cose. Lo scrutinio cade in fatto d’elezione morale, di deliberazione civile. Scrutinare è ricerca minuziosa», laddove il «senso di sospetto severo, di intenzione a punire» è legato alla parola ‘inquisizione’, parola che troppo spesso definisce il vero scrutinio di una scuola infelice.

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