LA MATASSA CHE STRANGOLA L’EUROPA
Nelle celebrazioni ognuno celebra quel che vuole. L’11 settembre gli americani, tutti gli americani, ricordano i loro 2749 uomini e donne polverizzati nelle Torri Gemelle dal puro odio contro l’umanità. L’Europa, meglio, tutta l’industria europea del pacifismo a buon mercato, ricorda solo il suo odio per Bush. Niente di nuovo. Non c’è tempesta che l’America delle libertà non abbia avuto il coraggio di affrontare per difendere la libertà dei naviganti nel mondo comune; non c’è vento favorevole per chi, come l’Europa di Zapatero vestita, non sa dove andare e sta sempre e soltanto alla finestra a guardare se, per caso, la storia non si vergogni a non passare dai bellissimi e buonissimi pensierini kantiani di pace perpetua. Il fatto essenziale e perciò memorabile di quell’11 settembre resta uno solo: il male di cui può essere capace l’uomo che si sottomette all’idolo dell’utopia è sterminato. Perché incenerire in nome di una razza delle persone in un campo di concentramento solo per il fatto che queste persone sono ebree; sterminare in nome di una classe sociale delle persone solo perché appartengono ad altre classi sociali; uccidersi in nome di un dio solo per il fatto di uccidere il maggior numero di persone considerate nemiche, non ha nulla a che vedere con la guerra. La guerra è un male che l’umanità si porta addosso dal giorno in cui Caino uccise il fratello. Un male che nessuna persona assennata considera auspicabile e a proposito del quale non c’è documentazione storica o letteraria in cui non possa rintracciarsi sentimento di umanità e riconoscimento umano del nemico, sia da parte dei vincitori, sia da parte degli sconfitti. Quello che risulta incredibile nelle polemiche sull’11 settembre, è che non si sia saputo rintracciare e documentare con chiarezza questa linea di demarcazione tra il male non banale, la guerra, e la banalità del male, un’ideologia genocidaria. Questo è il bandolo della matassa che sta strangolando l’umanità europea.
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