I PICCOLI KATRINA CHE ACCADONO TUTTI I GIORNI IN FRANCIA
Parigi. Il 25 e il 29 agosto, in due palazzi fatiscenti di Parigi, la “Ville Lumière”, sono morte 24 persone, tra le quali 18 bambini. Sono tutti immigrati, neri e di origine africana. Come lo erano le 24 persone, 12 adulti e 12 bambini, morte in un altro incendio lo scorso 15 aprile, sempre nella capitale francese. In un editoriale, Le Monde ha scritto che è inammissibile che delle persone possano «vivere oggi in Francia in condizioni degne dei romanzi di Zola». Una Parigi effettivamente molto diversa da quella che vedono abitualmente i turisti e dal cocoricò di “Paris Plage” e “La Nuit Blanche”. Secondo un recente rapporto dell’Osservatorio del saturnismo, dell’insalubrità e dell’habitat degradato, nella capitale francese sarebbero quasi mille gli immobili fatiscenti e potenzialmente pericolosi per chi li abita. Per la Fondazione Abbé Pierre, in Francia sono più di un milione le persone che vivono in case malandate, senza bagni e senza riscaldamento. Un altro milione vivrebbe in case sovraffollate. Aicha Sidibé, che viveva al 4 di rue Roi-Doré, dove il 29 agosto sono morte 7 persone, spiega: «Ci si arrangiava come si poteva: le donne cucinavano nelle camere su delle piastre elettriche e andavano a cercare l’acqua in strada», a una fontanella, mentre «gli uomini lavoravano come addetti alle pulizie o alla sicurezza».
Nell’altro palazzo, bruciato il 25 agosto, vivevano dodici famiglie. In totale, 102 bambini e 27 adulti. Uno di loro, Jammeh, originario del Gambia, sessant’anni e quindici figli, racconta: «è da quattordici anni che sono qui, e che chiedo un’altra casa. C’erano delle perdite d’acqua e dei topi, che hanno morsicato i bambini di una vicina. Da poco i muri erano stati coperti di legno per evitare che i più piccoli mangiassero gli intonaci pieni di piombo», causa del saturnismo di molti dei bambini che abitano quegli immobili.
Il problema, secondo Serge Blisko, sindaco del XIII arrondissement di Parigi, è che «dare una casa a 130 persone è possibile», ma «non quando si tratta di solamente dieci famiglie, con casi di poligamia». Patrick Doutreligne, della già citata Fondation Abbé Pierre, spiega che ogni anno, a Parigi, «ci sono 110mila richieste mentre sono solamente 4mila i nuovi appartamenti ad affitto moderato disponibili», e tra questi quelli con cinque, sei o sette locali, adatti alle famiglie numerose, sono estremamente rari. Con le dovute eccezioni.
L’attrice Valérie Lang, per esempio, figlia di Jack Lang – il socialista più volte ministro della Cultura e amico di Veltroni – da quando la “Mairie” di Parigi, tramite una sua società, ha acquistato il bel palazzo nel quale abita, si è vista diminuire l’affitto a 1200 euro (piuttosto che i 1600 o 2000 euro del valore di mercato) per un bell’appartamento di cinque locali, che condivide con il suo compagno, Stanislas Nordey, regista socialmente impegnato. Ironia vuole che a Valérie Lang capiti di partecipare a delle manifestazioni accanto e a sostegno di chi cerca una casa decente. Comunque, e com’era prevedibile, da quindici giorni destra e sinistra si accusano reciprocamente di aver dimenticato i più poveri e lasciato degenerare la situazione. A mettere pace ci pensa Le Monde che, in un editoriale del 31 agosto, parla della «reale impotenza dei poteri pubblici per prevenire queste catastrofi». Quattro giorni dopo, riferendosi all’uragano che ha devastato il sud degli Stati Uniti, lo stesso quotidiano scriverà, in un editoriale dal titolo “Bush sotto accusa”: «Come sempre questa catastrofe naturale ha anche delle cause umane e politiche». Come sempre…
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