Fosse solo il palazzo di vetro…
a anni tutti parlano di riforma dell’Onu, ma nessuno si accorge che – nel silenzio dei media e nell’incoscienza dei governi – una vera riforma è già in atto da tempo e sta cambiando radicalmente il volto della politica internazionale. Ci riferiamo all’enorme potere accumulato dalle agenzie dell’Onu, che sono oggi in grado di condizionare e addirittura stabilire le regole del gioco.
Alla fondazione dell’Onu tali agenzie vennero previste in numero limitato, come agenzie specializzate (vedi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Fao e l’Unesco) alle dipendenze degli organi principali delle Nazioni Unite (Ecosoc, Assemblea generale, Segretario generale) o come Programmi e Fondi da usare per rispondere a bisogni contingenti (l’Unicef venne creata per soccorrere l’infanzia dei Paesi europei usciti distrutti dalla Seconda guerra mondiale). Ma dagli anni Settanta in poi le agenzie sono talmente proliferate al punto che oggi sono oltre 40, senza contare le varie Commissioni.
La questione fondamentale è che tali agenzie, da bracci esecutivi, si sono via via trasformate in centri di potere e in fonti di indirizzo politico. Basti pensare al grande ciclo di Conferenze internazionali dell’Onu svoltesi negli anni Novanta, volute e organizzate – dopo un lungo processo di consenso – da un gruppo di agenzie: a Rio de Janeiro sull’ambiente (1992), al Cairo sulla popolazione (1994), a Copenaghen sullo sviluppo sociale (1995), a Pechino sulla donna (1995), a Roma sull’alimentazione (1996). Da esse sono usciti dei Piani d’azione ventennali che costituiscono ormai una Costituzione globale “sui generis”, cui tutti i Paesi sono di fatto vincolati. È in queste conferenze che nascono infatti alcuni concetti – sconosciuti fino ad allora – diventati pilastri delle politiche globali. Pensiamo ad esempio allo “sviluppo sostenibile” (sancito a Rio ma codificato già nel Rapporto della Commissione Brundtland pubblicato nel 1987), al “principio di precauzione” (ancora Rio) oppure alla “salute riproduttiva” e ai conseguenti “diritti” (Cairo 1994) e anche alla “uguaglianza di generi” (Pechino). Concetti che abbracciano tutti i campi di intervento legislativo – dalle politiche energetiche al diritto di famiglia, dall’economia alle politiche sociali – e che vengono continuamente richiamati ogni qualvolta si pone mano a un provvedimento legislativo, senza che mai si sia discusso – ad esempio nel nostro Parlamento – se accettare o meno certi princìpi.
Tutto ciò è accaduto perché il sistema delle agenzie Onu è estremamente permeabile ed infatti le lobby neo-malthusiane nelle loro varie ramificazioni (antinataliste, ecologiste, femministe) dagli anni Sessanta hanno iniziato una sistematica opera di infiltrazione che oggi vede loro esponenti nei punti chiave dell’amministrazione Onu, ben attivi nel promuovere politiche di controllo delle nascite, per i diritti dei gay, per l’aborto libero, per impedire lo sviluppo dei Paesi poveri e frenare la crescita di quelli ricchi, e così via. E questo senza che i popoli possano esercitare alcuna forma di controllo.
Riccardo Cascioli
presidente Cespas (Centro Europeo di Studi
su Popolazione, Ambiente e Sviluppo)
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