DAL MODERNO A FINKIELKRAUT

Di Tempi
06 Ottobre 2005
DA UN LIBRO DI GIORELLO A UNA LETTERA DI KARL MARX ALLA MOGLIE

Di nessuna chiesa, si direbbe che è (e lo è, anche se Giorello dice che l’ha partorito in un momento di rabbia antiratzingeriana) una nervosa arringa in difesa della modernità. Neanche cento pagine (in cima alle classifiche di vendita) per raccontare l’indipendenza del metodo scientifico e la fuga dallo stupore. Altrove, come un Natalino Sapegno qualsiasi, l’autore denunzia come «astratti i quesiti sul senso dell’esistenza» (errore: perché se gli uomini ce li hanno addosso i quesiti, che ragionevolezza c’è nel negarli?). La libertà del laico (onesta la connotazione non ideologica di «laico, che sta per popolo, fuori dalla cerchia dei sacerdoti») è «insofferenza per ogni confine» ed esige tolleranza come indifferenza (in una società aperta è indifferente che il mio vicino di casa adori uno o venticinque dei, importa che il mio vicino non mi derubi o non mi azzoppi). Non una società di sergenti è desiderabile, ma una società basata su bande di eccentrici che collaborano per proteggersi a vicenda. Un bazar, più che un club di gentleman inglesi.
Già, ma come si fa, nell’indifferenza e nell’indifferenziazione, a volersi sul serio bene e a volere sul serio il bene comune? Benedetta torre di Babele. L’errore è vivo e lotta insieme a noi. Che guittonianamente parlando (da Guittone d’Arezzo a Guitton, il celebre filosofo), avvertiamo come libero pensiero e massima tolleranza, il sottomettere la ragione all’esperienza, il cuore all’attrattiva del reale. La direzione è quella indicata da Carlo Marx. Non nel Capitale. Ma in una lettera alla moglie. «Io mi sento di nuovo un uomo perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive ed oggettive, sono fatte apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti. Ma l’amore non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschot, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo nuovamente un uomo». Mettersi alla scuola dell’avvenimento (vedi Finkielkraut qui a pagina 34). E ricominciare a respirare.

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