Mamma, li euroturchi

Di Bottarelli Mauro
06 Ottobre 2005
CASO TURCHIA: «LE PREROGATIVE DI LIBERTà RELIGIOSA E CIVILE NON SONO NEGOZIABILI». E SULLA CROAZIA CRISTIANA «TROPPO ACCANIMENTO». PAROLA DI VICEPRESIDENTE DEL PARLAMENTO UE

Nel momento in cui questo numero di Tempi veniva chiuso per andare in stampa, le trattative per raggiungere un accordo sull’avvio dei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Ue erano ancora in corso. L’ottimismo scaturito dai lanci d’agenzia che alle 17.02 di lunedì scorso parlavano del “via libera” di Ankara era stato freddato a stretto giro di posta, esattamente alle 17.08, dal portavoce del premier Erdogan che smentiva nettamente la notizia. Rispetto a questo ennesimo stallo – e alla strenua opposizione posta in essere dall’Austria e da Cipro nei confronti della presidenza di turno britannica – abbiamo interpellato il vice-presidente del Parlamento Europeo, Mario Mauro. «In questo momento Vienna parla in nome e per conto del Paese che non può ancora parlare, ovvero quella Germania costretta a tacere fino a quando non avrà un Cancelliere e un governo: è noto, infatti, che Berlino spinga per il partenariato privilegiato più che per l’adesione. Per quanto mi riguarda il problema non è il dire “no” alla Turchia perché musulmana ma capire se questa condizione oggettiva, di per sé non ostativa, non costituisca un freno alla libertà religiosa e civile. In tal senso dal 20 ottobre prossimo, insieme a una delegazione del Parlamento europeo, sarò in Turchia per incontrare il primo ministro Erdogan ma anche i vertici della Chiesa cristiana turca, la reciprocità non è infatti una condizione riguardo la quale sono possibili deroghe. Vi è inoltre il nodo del riconoscimento del genocidio armeno, divenuto un ostacolo molto forte dopo la durissima opposizione in tal senso posta in essere dalla Francia. C’è poi la questione di Cipro e del suo riconoscimento: se da un lato è infatti inaccettabile che Ankara non riconosca Nicosia, vista che questa è già membro dell’Unione, dall’altro mi sembrerebbe strano il riconoscimento di Cipro da parte turca. Se lo fanno – è inutile negarlo – avranno dieci giorni di scontri con i nazionalisti».

DOPPIO BINARIO PER ZAGABRIA?
Che fare quindi? Fermarsi per una pausa di riflessione o andare avanti spediti come vorrebbe la presidenza britannica? «Secondo me, tenendo presente che i colloqui per l’adesione sono difficilmente interpretabili come un processo make-or-break – cioè bloccabili o sospendibili al primo intoppo sul cammino -, sarebbe stato più intelligente rimandarne l’inizio. Se invece partono, allora che non siano una formalità e affrontino le questioni guardando in faccia la realtà: io politicamente promuovo l’operato di Erdogan a livello di volontà riformatrice ma è innegabile che, specialmente nelle aree rurali, le condizioni della Turchia non sono quelle di un paese candidato all’adesione. Questo deve essere chiaro a tutti, negoziatori, candidati ma anche ai cittadini europei. Come vorrei che si facesse chiarezza su un’altra questione rimasta lettera morta: non capisco infatti perché in sede europea ci si sia tanto accaniti contro la cristiana Croazia, che infatti non è entrata nell’Ue, e ci si sia invece dimostrati così disponibile verso la Turchia. Qualcuno avrà la volontà di spiegarlo?».

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