Moribonda Terza Repubblica

Di Reibman Yasha
06 Ottobre 2005

1994, dalle macerie di Tangentopoli, grazie al referendum, comincia l’epoca del maggioritario. I radicali denunciano la riforma approvata in Parlamento come un tradimento della volontà popolare, la legge mantiene il 25 per cento dei seggi eletti secondo il sistema proporzionale. Marco Pannella è furente, prevede che i partiti non scompariranno e che, considerate le premesse, non si formeranno due partiti come nel sistema anglosassone. «La mancata rivoluzione rappresenterà l’anticamera per la restaurazione». Undici anni dopo il leader referendario ha ragione su tutta la linea. Nonostante l’«ostruzionismo totale» annunciato da Prodi, il progetto di legge ha già passato il vaglio della Commissione alla Camera. Agli storici la sentenza se l’Unione sia stata incapace di opporsi in modo efficace o se abbia dato di fatto via libera incontrando così l’interesse dei cosiddetti “partiti minori”, Verdi, Comunisti Italiani, Udeur. Paradosso vuole che a decidere di tornare al vecchio regime sia la Casa delle Libertà, la coalizione che più ha beneficiato del maggioritario. La mancanza delle preferenze attribuisce tutto il potere alle segreterie di partito, i giochini di Palazzo non potranno che moltiplicarsi. Ogni formazione sarà costretta a continui smarcamenti per rafforzare la propria identità. Si verrà eletti superando una soglia minima del 2 per cento, un invito alla disintegrazione dei partiti maggiori. La Seconda Repubblica è morta, ma la Terza è già moribonda.

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