SCIENZIATI DA FESTIVAL

Di Gargantini Mario
06 Ottobre 2005

Il 23 settembre le luci della ribalta si sono accese sulla scienza in 25 città europee: non per commentare qualche catastrofe naturale ma per puntare i riflettori sul lato piacevole della ricerca, su tutto ciò che può renderla attraente e far scattare qualche scintilla col grande pubblico. L’epicentro è stato Bruxelles, da dove è partita l’iniziativa della Comunità europea, coordinata dall’italiano Raffaele Liberali, che tra giugno e novembre ha promosso 50 eventi nelle strade, piazze e teatri di 33 Paesi. In Italia la scienza ha brillato e brillerà di luce propria almeno in altre tre situazioni. In settembre si è svolto il Perugia Science Festival e il 16 ottobre si concluderà Bergamo Scienza che, senza tralasciare gli aspetti più spettacolari, hanno portato in primo piano la testimonianza diretta di noti ricercatori. E c’è grande attesa per il Festival della Scienza di Genova in novembre.
Si sta aprendo la stagione di una nuova alleanza tra la scienza e la gente? È presto per dirlo. Altri segnali vanno nel senso opposto. Come mai lo stesso entusiasmo registrato ai festival non si manifesta nelle aule scolastiche e universitarie? I dati sono preoccupanti. In tutta Europa sono in calo le iscrizioni alle facoltà scientifiche e il numero dei ricercatori attivi è sensibilmente inferiore a quello dei Paesi leader: 5,4 ogni 1000 occupati, contro i 10 del Giappone e i 9 degli Usa. Quanto alle scuole, da tempo l’Ocse ha suonato un campanello d’allarme; che per l’Italia risulta ancor più drammatico vista la scarsa performance dei nostri studenti relegati nel terzo gruppo nella classifica dell’apprendimento scientifico (guidata dalla Finlandia!). La questione è quindi più seria e non è certo sufficiente il ricorso alla scienza-spettacolo. Dalla quale purtroppo sembrano tentati molto insegnanti che, rinunciando ad un impegnativo lavoro educativo, si mettono all’inseguimento dei divulgatori in una gara inesorabilmente persa.

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