Il ritorno dei conservatori
Cosa differenzia la nuova generazione dei Conservatori britannici da quella perdente alle elezioni dello scorso 5 maggio? Prima di tutto i modi e i punti di vista sofisticatamente metropolitani in netta contrapposizione con lo stile provincialmente Old Britain del partito. Secondo, un diverso approccio nei confronti degli Stati Uniti e dell’amministrazione Bush, dichiaratamente osteggiata da Michael Howard: sia a livello di scelte economiche sia rispetto ad alcune teorie della dottrina neo-con. I giovani conservatori guardano a Washington senza imbarazzo né altezzoso distacco ricordando i tempi del ticket atlantico tra Thatcher e Reagan. Cresciuti a pane e sconfitte, le nuove leve sanno benissimo cosa serve per vincere: un nuovo approccio verso la società, in principal modo verso gli immigrati e le minoranze etniche, una nuova capacità di contrapposizione alle politiche di governo che non sia il mantra del law and order recitato ad ogni piè sospinto, anche quando in discussione c’era la crisi della mucca pazza. E, soprattutto, la capacità attrattiva verso i giovani, magari delusi dal Labour ma ancora lucidi a sufficienza da non prendere nemmeno in considerazione l’ipotesi di votare Tory: rubare a sinistra, questa la missione, guardando al rigore economico del primo Gordon Brown, alla difesa delle libertà civili dei LibDem ma declinando il tutto in chiave di sicurezza e rigore come da tradizione right-wing.
CE L’HANNO CON GORDON BROWN
L’ora degli under forty è giunta quindi anche per i Tories, dopo che undici anni fa un quarantenne quasi sconosciuto di nome Tony Blair aprì il ciclo più prospero del partito laburista? Come per l’Unione in Italia, anche per i Tories britannici la scelta del nuovo leader avverrà attraverso una sorta di primarie che sanciranno il vincitore solo il 6 dicembre prossimo, ma è innegabile che il vincitore morale del congresso del partito conclusosi la settimana scorsa a Blackpool sia stato lui, il 38enne David Cameron, vera promessa della politica britannica che Tempi ha raggiunto subito dopo il discorso alla platea dei delegati, interamente dedicato al tema del cambiamento, del rinnovamento e delle riforme. «Quando parlo di cambiamento, di rinnovamento, non mi riferisco certamente a qualche esercizio di stile, a un cambio di cornice che lasci inalterato il quadro. Parlo di cambiamenti radicali che ci permettano, quando saremo chiamati a combattere la prossima campagna elettorale strada per strada e casa per casa, di aver un messaggio che abbia una rilevanza per la vita attuale della gente, che dimostri come il partito sia a suo agio nell’affrontare le sfide della nuova Gran Bretagna e abbia la convinzione che i giorni migliori del nostro Paese saranno quelli a venire. Voglio portare una nuova generazione all’interno e alla guida del partito Conservatore». Lei è molto giovane e già qualcuno parla di risposta Tory a Tony Blair. Come si sente in questi panni? «Durante il mio discorso ho fatto una battuta al riguardo, che è questa: ‘La questione non è quella di avere un leader giovane, energico e vigoroso; anche se, pensandoci bene, non sarebbe una cattiva idea.’. Io non voglio fare paralleli, voglio solo dire che mi sembra giunta l’ora per un ricambio generazionale all’interno del partito. Le sconfitte degli ultimi anni rappresentano qualcosa di più di un segnale in tal senso: non voglio gettare via il lavoro compiuto dai vari leader nell’ultimo decennio, né azzerare la presenza degli over-forty, per carità. Dico che se vogliamo tornare a governare il Paese dobbiamo cominciare a parlare una lingua che la gente – e i giovani in primo luogo – capisca e senta vicina alle proprie aspettative e necessità. Voglio che la gente torni a sentirsi bene definendosi elettrice del partito Conservatore, voglio una feel good attitude verso di noi. Una cosa deve essere chiara: io non ho intenzione di sedermi e aspettare di perdere ancora tra quattro anni, qualunque sia l’esito del congresso». Lei ha messo nel suo mirino politico Gordon Brown, perché lui e non il premier? «Semplice, è lui ad aver fatto scelte economiche sbagliate per questo Paese. Il Cancelliere rappresenta un enorme blocco stradale che ostruisce la via verso il rinnovamento dei servizi pubblici e inoltre si è dimostrato totalmente incapace di mettere mano allo strapotere della burocrazia e di un sistema fiscale iniquo e troppo complesso. Per questo parlo della necessità per il partito Conservatore di rinnovarsi e cambiare, dobbiamo trovare questo coraggio, le nostre parole d’ordine devono essere ‘moderno e compassionevole conservatorismo’».
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