LA STORIA USA? E’ MEGLIO SE TE LA SPIEGA PIG

Di Respinti Marco
20 Ottobre 2005

Si chiama Pig l’ultima iniziativa della Regnery Publishing, pilastro del nascente movimento conservatore americano con la passione dei buoni libri e la voglia di pubblicare a quelle latitudini T. S. Eliot, Gabriel Marcel, Étienne Gilson, Wilhelm Röpke e decine di altri. Si chiama Pig e non è un insulto, ma un acronimo. Sta per “Politically Incorrect Guide”, già marchio registrato della casa editrice. Sono prontuari pensati per lo studente medio, scritti da specialisti brillanti. Ne sono usciti due, The Politically Incorrect Guide to Islam (and the Crusades) di Robert Spencer e The Politically Incorrect Guide to American History di Thomas E. Woods jr., laureato in Storia ad Harvard e Ph.D. alla Columbia University di New York.
Un arsenale, quest’ultimo, per controbattere alle distorsioni storiografiche dei liberal. Per dire che? Per dire che non è andata come ce la raccontano. Per esempio che i padri pellegrini non rubarono affatto le terre agli indiani e che i due gruppi umani trovarono pure un modus vivendi che non è affatto il “genocidio” di cui si ciancia. E poi che nelle Colonie britanniche dell’America settentrionale la religione fu decisiva, anzi ratio stessa delle società là instaurate dagli europei.
Che la cosiddetta rivoluzione americana non fu per nulla una rivoluzione, mirando a conservare un patrimonio giuridico di origine addirittura medioevale al tempo rigettato dalla Corona britannica ma invece ben radicato nei cuori dei patrioti. E che semmai di vera rivoluzione giacobina si deve parlare a proposito della cosiddetta Guerra civile, ben poco civile e molto ideologica. Mai combattuta per la schiavitù, consacrò il trionfo del centralismo statalistico. E che, più vicino a noi, quello reaganiano non fu edonismo, ma un movimento in cui gl’incentivi al risparmio, alla proprietà privata e all’intrapresa produssero una cascata di diamanti nelle casse delle charity da parte dei privati più disposti a dare.

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