MATRIMONI MISTI, IL PROBLEMA ISLAMICO DI UNA FAMIGLIA SENZA FRONTIERE

Di Mormando Federica
20 Ottobre 2005

A Trento s’è tenuto il Convegno “La famiglia senza frontiere”, presieduto dall’avvocato Anna Galizia Danovi e dal professor Giovanni Pascuzzi, docente a Trento. Scopo era verificare i cambiamenti costituiti e provocati dai matrimoni fra persone di diverse religioni, approntando un modo interpretativo per considerare il matrimonio secondo le strutture mentali-culturali di chi lo contrae. Il problema maggiore si pone dove fra i coniugi siano diverse oltre alla nazionalità, quindi il diritto, anche cultura e religione.
La storia italiana del diritto di famiglia è soprattutto storia dell’affermazione della donna e dei suoi diritti. Se l’unione matrimoniale nasce da una scelta reciproca, i coniugi devono essere liberi in parità: la libertà di scelta è incompatibile con soggezione, paura, dipendenza. Tappe del percorso verso la dignità femminile sono stati alcuni cambiamenti legislativi. 1968: depenalizzato l’adulterio femminile. 1970: divorzio (ricordo che a differenza del codice ecclesiastico, quello civile non ammette riconoscimento di nullità). 1975: riforma del diritto di famiglia. Con essa scompare la necessità di dimostrare la colpa di uno dei coniugi per ottenere la separazione. La riforma introduce anche il concetto di «errore di valutazione della qualità del coniuge», riconoscendo il diritto alla separazione a chi non si sarebbe sposato se avesse compreso le caratteristiche del coniuge, non soltanto a chi non ne conoscesse la vera identità. La moglie non è più obbligata al domicilio del marito, ma «ciascuno dei coniugi può porre il proprio domicilio dove ha stabilito la sede principale dei propri affari o interessi». I minori, prima domiciliati da chi esercitava la patria potestà, risiedono nel luogo dove risiede la famiglia o la persona con cui convivono. I coniugi acquistano col matrimonio stessi diritti e doveri. La moglie conserva il proprio cognome e la cittadinanza italiana, anche se può assumerne una straniera. 1981: abolizione delle attenuanti per il delitto d’onore. 1996: lo stupro diviene, da reato contro la morale, reato contro la persona .
I giovani spesso non immaginano quanto le donne siano state penalizzate dal predominio maschile e ne danno per scontata e inalienabile la libertà di scelta e movimento. è quindi necessario che sia nota la condizione giuridica della donna nell’islam che corrisponde a una concezione religiosa di uomo e donna profondamente diversa dalla nostra. La cultura occidentale si fonda oggi sull’eguaglianza di tutti senza distizione di sesso di fronte alla legge, mentre nello statuto giuridico della donna nel diritto islamico è importante la concezione di diseguaglianza fra uomo e donna. L’uguaglianza spirituale per il Corano di fronte a Dio non è tale di fronte agli uomini. Il Corano stabilisce esplicitamente la sottomissione della donna all’uomo. «Gli uomini sono preposti alle donne perché Dio ha prescelto alcuni esseri sugli altri e perché essi donano dei propri beni a mantenerli». Identità, quindi, senza possibilità di cambiamenti. Così la parte di eredità che spetta alla sorella è la metà di quella del fratello e la testimonianza d’una donna vale la metà di quella d’un uomo. L’instaurazione dell’ordine islamico passa attraverso il controllo del ruolo della donna. L’uso del velo rappresenta la protezione dalle possibili contaminazioni del mondo esterno e anche il rifiuto di aderire a modelli diversi. La donna che sposa senza sufficiente informazione un uomo la cui religione e cultura preveda il predominio maschile ne è poi sconvolta e ne vediamo i drammi sempre più spesso in cronaca. Oggi si parla di dialogo, che presuppone la disponibilità all’ascolto e alla democrazia. Ma prima di ogni altra azione, bisogna studiare le realtà culturali e religiose con cui abbiamo a che fare. E anche le nostre, che diamo per scontate, mentre sono tappe di un durissimo cammino non ancora concluso verso la parità, pagato con la vita di milioni di donne lungo i secoli.

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