IN TEMPI DI MADRASSE, FA COMODO LA TEOLOGIA DELLE RELIGIONI DI OLASKY

Di Respinti Marco
20 Ottobre 2005

Nel 1996 il cattolico Peter Kreeft pubblicò un bel libro, Ecumenical Jihad: Ecumenism and the Culture War (Ignatius Press, San Francisco): i credenti di ogni fede si uniscano contro il laicismo, e i problemi interconfessionali dopo. Un’idea per nulla folle, anche perché assomiglia al magistero di Papa Giovanni Paolo II. Da allora, però, il mondo è cambiato. L’islamismo da un lato, dall’altro l’imperare di quell’anticattolicesimo che il sociologo episcopaliano delle religioni Philip Jenkins denuncia come l’«ultimo pregiudizio accettabile» spingono oltre.
Marvin Olasky, texano, presbiteriano, docente di Giornalismo all’Università del Texas di Austin e direttore di World (il quarto settimanale Usa per diffusione), è divenuto famoso nel 2000 con il libro Conservatorismo compassionevole, sintesi del Bush-pensiero. Nel 2004 ha pubblicato The Religions Next Door: What We Need to Know about Judaism, Hinduism, Buddhism, and Islam. And What Reporters Are Missing (Broadman & Holman, Nashville). Ossia: le religioni sono tutte uguali? Il sacrosanto principio della libertà religiosa non dovrebbe accompagnarsi ad una intelligente teologia delle religioni? Di fronte allo spuntare, anche in Italia, delle madrasse islamiche e al persistere del mistero di ciò che in esse s’insegna sono interrogativi urgenti. Un libro così sarebbe insomma utile anche da noi. Per imparare cosa insegna di sé l’islam e per stabilire se questo, materia di studio nelle madrasse, sia compatibile con il sistema scolastico italiano.

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