Oh my God, ancora Prodi?
Per incontrarlo bisogna andare alla English Speaking Union House di Charles Street a Londra, dove il 26 ottobre scorso il gotha del conservatorismo euroscettico britannico si è dato apuntamento per una sorta di aperitivo politico in vista dell’elezione del nuovo leader del partito. Scalinata da figli di Luchino Visconti, quadri antichi alle pareti, uomini di eleganza impeccabile che sorseggiano vino bianco e vodka-tonic e poi, all’improvviso, eccolo arrivare: Christopher Montgomery è esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe conoscendo la sua fama di crudele analista politico e di temutissimo retroscenista. è stato lui a raccontare dalle colonne del Daily Telegraph, prima che gli eventi lo confermassero, il terremoto sotterraneo che stava scuotendo il partito Conservatore e sempre la sua penna, anzi tastiera, ha fatto saltare più di una testa, quella del rampante George Osborne per prima.
Mr. Montgomery conosce politicamente bene, molto bene, un personaggio che di britannico ha molto poco e che rischiamo invece di ritrovarci premier il prossimo aprile, visto che stando al suo equilibrato giudizio «se Berlusconi vince le elezioni, l’Italia è finita». Si tratta, nemmeno a dirlo, di Romano Prodi, uno che vanta un passato da economista e manager – all’Iri – e che pensa di venire accolto con i drappi rossi alla London School of Economics e all’Adam Smith Institute. Non è esattamente così, invece. Oltremanica c’è parecchia gente che teme l’ipotesi Prodi: e non per amore di Silvio Berlusconi, quassù gli editori che si buttano in politica non entusiasmano – ma perché gli anni in cui il “cattolico adulto” guidava la Commissione Europea, a Londra li ricordano tutti benissimo. E non esattamente con il sorriso sulle labbra.
Mr. Montgomery, come giudica l’operato di Romano Prodi a capo della Commissione Europea? E, partendo da questo, ritiene che Prodi sia “fit” per guidare un Paese difficile e pieno di problemi come l’Italia?
Nessuna Commissione, nemmeno quella guidata da Santer, ha ottenuto meno di quella guidata da Romano Prodi e questo nonostante le grandissime speranze che in molti nutrivano al riguardo. Risultati zero, burocrazia mille. E la cosa più incredibile è che Prodi nei suoi anni di governo ha potuto contare su un Parlamento europeo dichiaratamente se non a suo favore, certamente non ostile e sull’appoggio dei principali governi dell’Unione europea. In condizioni simili, chiunque avrebbe saputo portare a casa qualcosa in tema di riforme strutturali, lui invece ha fallito su tutta la linea disattendendo persino le priorità che lui stesso si era dato ad inizio mandato. Passando alla sua seconda domanda, è chiaro che l’Italia – delle quattro principali nazioni europee – è quella con maggiori problemi strutturali. Problemi di gravità tale che per riuscire ad affrontarli e risolverli penso che voi abbiate necessità di un uomo con leadership, determinazione e forte senso del dovere. Tagliando corto, all’Italia servirebbe una Mrs Thatcher. Romano Prodi, oltre a non assomigliare nulla all’ex premier britannico, è distante anni luce dal concetto stesso di leadership. Non ha personalità alcuna.
Pensa che lo stallo che l’Unione europea sta attualmente affrontando riguardo temi come il budget, la politica agricola comune, l’ingresso della Turchia e l’allargamento) sia direttamente collegabile all’operato di Romano Prodi come capo della Commissione? Da britannico, inoltre, ritiene che Romano Prodi abbia gestito male il passaggio dalle valute nazionali all’euro, visti i problemi che la nuova divisa ha creato in molte nazioni, Italia in testa?
Quanto ha fatto bene all’Italia, all’economia italiana, al suo tasso di occupazione e al suo livello di produttività l’introduzione dell’euro? Per raggiungere i criteri necessari per far parte dell’eurozona ed entrare nella moneta unica l’Italia è stata costretta ad operazioni che nessun governo avrebbe mai compiuto “naturalmente”. Prodi è stato uno dei fautori di questa politica di rincorsa all’euro da parte dell’Italia, un Paese che non aveva bisogno di un restyling dei conti ma di riforme strutturali, altrimenti nessuna moneta comune potrà sanare il gap che lo divide da altre nazioni. Non mi sembra di avere mai sentito uscire dalla sua bocca non un “scusate, ho sbagliato” ma nemmeno un’idea seppur minima di ripensamento, un dubbio rispetto a quell’operazione, a tempi in cui è stata compiuto e ai modi, penso ad esempio alla gestione del changeover. Come Commissario, poi, è direttamente responsabile di un immobilismo inaccettabile che sta minando le basi stesse dell’economia europea e creando oggi, a cascata, i prodromi per un più grave immobilismo istituzionale: secondo voi perché si fa tanta fatica a lavorare sul budget e a far quadrare i conti? Forse bisognerrebbe chiedere conto alle gestioni precedenti. Se Prodi dovesse diventare primo ministro italiano, diventerebbe uno dei quattro uomini più importanti d’Europa: con un curriculum come il suo, come sperate che sia possibile che ottenga anche soltanto uno risultato necessario per il suo Paese e per quello dell’intera Unione?
Prodi ha detto che se perderà le elezioni dell’aprile 2006, «per l’Italia sarà la fine». Forse può apparire vero il contrario, invece, visto che all’interno della coalizione guidata da Prodi sono presenti due – non uno solo – partiti che si ricollegano direttamente all’esperienza comunista. Quale pensa che sarebbe la reazione dell’Europa, dei vari governi, dell’amministrazione statunitense e dei mercati di fronte a un’ipotesi simile?
L’Italia ha già sofferto per intere decadi il fatto che la comunità internazionale (sia i governi stranieri che i mercati finanziari) non aveva abbastanza fiducia riguardo il tasso di stabilità interna del Paese. Ovviamente un governo come quello di Prodi nasce su basi pesantemente insicure. Veramente Prodi ha cieca fiducia e soprattutto condivide tutte le opinioni di tutte le persone di cui ha bisogno per ottenere la vittoria e poi una maggioranza parlamentare? Sono partner che lui ha scelto liberamente e secondo coscienza e moralità politica oppure sono compagni di viaggio che ha dovuto imbarcare per mera necessità e tornaconto? Dato che Prodi, stando a quanto dice, non avrà il consenso di tutti i suoi supporter in Parlamento, su quali basi si può credere a un suo governo di lunga durata? Al primo scontro su temi com welfare, pensioni, scioperi, i partiti comunisti porrano il veto. Lui cosa farà? Al di là delle valutazioni personali, non si può però negare che l’attuale governo italiano ha fatto molto per cancellare la vecchia reputazione all’instabilità politica, con continui cambi di maggioranza e governi che non chiudevano mai la legislatura. Non capisco come si possa guardare con favore al fatto che l’Italia torni alle cattive abitudine del passato con un uomo del passato come Prodi.
Gli europarlamentari britannici sono stati i più attenti e cattivi censori della Commissione Prodi, penso alle denunce sul caso Italtrend, su Eurostat, sull’eccesso di burocratizzazione. Ma siete voi inglesi che proprio non lo sopportate o è lui che è riuscito a far rimpiangere anche Jacques Delors?
Il carattere di Prodi, politicamente, riesce a battere anche quello di per sé inaccettabile di Jacques Delors. E nessun britannico odierà mai un italiano più di un francese! Seriamente, il problema con un governo guidato da Prodi per i grandi Paesi del Nord Europa – come Germania e Gran Bretagna – è sempre lo stesso: aiuterà la Francia a farci restare sempre un continente ingessato e in seconda fila? Oppure opererà nel solco dell’attuale governo italiano, che ha lavorato per un’Europa realistica e pragmatica pronta ad affrontare la competizione dell’Asia? Per i politici britannici e per la concezione stessa di politica che c’è qui, glielo assicuro, uno come Prodi è un uomo del passato che porta con sé tutti i problemi del tempo che fu e nessuna delle soluzioni per il futuro.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!