Quote e modelli a-normali

Di Valenti Annalena
03 Novembre 2005

Che la gente normale, e la sua vita, non interessi affatto all’informazione questo si sa. Volete mettere che differenza tra il parlare di quelle «decine di milioni» che si fanno il culo per tirare sera, magari hanno alle spalle famiglie disastrate e non si fanno neanche una canna, magari sono donne e non chiedono nessuna quota rosa per diventare qualcuno, magari sono famiglie con figlie anoressiche, problemi di solitudine, a volte di incomprensione e non partecipano a nessuna trasmissione tv, e, volete mettere!, vedere la vita tormentata di un Calissano, di un Lapo, o la collezione di scarpe della Santanché, o la crisi familiare di Albano, e la magrezza malata della Moss. Ma il fatto è che, tutta questa a-normalità, viene proposta a modello, e quelli che ci cascano sono i più deboli, i giovani per esempio, nel momento in cui si stanno formando l’identità, le ragazze che si sentono fare le prediche sull’anoressia, o su come si vestono e si muovono e parlano e poi sfilano, su giornali, tv, manifesti, solo ragazze da 40 kg., più svestite che vestite, in atteggiamenti volgari, ambigui. Dovunque intorno a noi. E la Moss o Calissano e Lapo, che per un attimo ci hanno fatto pena, dopo un po’ di opportuno silenzio stampa, ce li ritroveremo come modello di redenzione. E i tacchi a spillo della Santanché come modello di politica in rosa.

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