Scompensi di un cuore che abtte a sinistra ( là dove c’è la legalità)
Prima Scalfari in un editoriale su Repubblica. Poi Cofferati a Bologna. La parola d’ordine della sinistra eccellente sembra diventare “legalità”. Per il fondatore di Repubblica il cuore umano è ammalato di desideri di verità e felicità che sono insani e quindi da correggere, da ammansire con le leggi. Così come Cofferati, toccando a suo dire un nervo scoperto della sinistra, ha lanciato la parola d’ordine della “legalità”. Il dibattito nato sotto le due torri è un tipico dibattito ideologico: ovvero la realtà non c’entra. è come dibattere sul fatto se è meglio voler bene alla mamma. Intanto nulla nell’ordine pubblico e nei fenomeni di imbarbarimento di Bologna è cambiato. Solo proclami e chiacchiere sui giornali. Ma il problema è più vasto. Credo che con questo passaggio sia definitivamente finita la cultura di sinistra. L’accoppiata radical-chic più sindacalismo ottuso l’ha uccisa. Dove sono gli autori che abbiamo amato a sinistra, i Pavese, i Pasolini, i Lorca, i Camus, insomma tutti coloro che ci ricordavano che il desiderio conta di più della legge, e che la società più umana si edifica investendo sui desideri e sull’educazione e non sulle manette? Dove sono gli ideali? Dove è il coraggio di puntare sul desiderio che unisce gli uomini nell’impeto di costruire, correggere?
Una volta fissata nella “legalità” la parola d’ordine si è già dentro il deserto, e non si torna più indietro. Scalfari ha paura del cuore umano perché ritiene che nulla possa soddisfarlo, e allora occorre ammanettarlo. Cofferati, semplicemente, se ne sbatte di tutto eccetto che del potere, e la situazione di alcuni poveri accamapati gli serve per diventare più diessino affidabile e meno estremista. La tetra accoppiata del direttore da salotto e del sindacalista calcolatore sta uccidendo il cuore a sinistra? Qualcuno insorga. Se qualcuno c’è di vivo e vegeto.
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