Non è Gavroche, ma Narciso

Di Tempi
24 Novembre 2005
DIETRO LE VIOLENZE NELLE BANLIEUE LA DITTATURA DEI DESIDERI

Tocca tornare sulla questione delle violenze nelle banlieue francesi, soprattutto alla luce del fatto che la maggior parte dei commenti sulla grande stampa hanno privilegiato l’interpretazione degli avvenimenti come una ribellione contro l’esclusione sociale.
In realtà, si può criticare lo Stato francese per molte ragioni, ma non per quella di aver trascurato di investire nell’integrazione dei suoi immigrati. Secondo l’Istituto di geopolitica delle popolazioni di Parigi, lo Stato francese spende ben 36 miliardi di euro all’anno per l’educazione, la formazione professionale, l’alloggio, la sanità e la sicurezza (repressione del crimine) degli immigrati. Si tratta di una cifra pari all’80 per cento del deficit pubblico annuale, al 13,5 per cento di tutta la spesa pubblica francese, all’87 per cento delle spese per la difesa, al 200 per cento della spesa per la ricerca scientifica. Ed è la prova che il problema, prima che sociale, è certamente culturale (la «secessione culturale» di cui ha parlato Alain Finkielkraut nel numero scorso di Tempi).
Dietro le barricate delle banlieue non si nasconde Gavroche, ma Narciso, come ha spiegato lo psicanalista e sacerdote francese Tony Anatrella: «Il regno di Narciso abbandona le realtà e le leggi oggettive a vantaggio delle rivendicazioni soggettive che la legge dovrebbe legittimare anziché ispirarsi a ciò che ha una dimensione oggettiva e universale. Accettando l’arbitrio della soggettività, il legislatore favorisce il dissolvimento del vincolo sociale e svaluta tutte le altre leggi, che saranno sempre meno rispettate».

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