La sinistra pro e contro il supertreno. Prodi intanto è in ritardo

Di Pianta Mauro
24 Novembre 2005

Torino. La Sinistra ha preso il treno che la porterà al governo? Sono in molti a dirlo. Poi, però, spunta un Supertreno, l’Alta Velocità Torino-Lione, e qualche dubbio viene. L’opposizione della Valsusa al passaggio della Tav, «il mostro inutile e dannoso», ha avuto come effetto il deragliamento del centro-sinistra piemontese, con ripercussioni a livello nazionale. Da una parte, i favorevoli alla realizzazione dell’opera, «strategica per lo sviluppo dell’Italia»: la presidente diessina della Regione, Mercedes Bresso, i suoi colleghi del Comune di Torino, Sergio Chiamparino e della Provincia, Antonio Saitta (Dl), spalleggiati dai leader nazionali, Fassino e Rutelli e dai sindacati, Cgil in testa. Dall’altra gli irriducibili del ‘no pasaran’ o dei «percorsi alternativi»: Rc, Pdci, Verdi, Lega Ambiente, il mondo no global e l’ala sinistra dei sindacati. Una protesta dove le buone ragioni si mescolano alle rigidità ideologiche. A complicare le cose, i pacchi bomba, i tre proiettili recapitati a casa della Bresso e la marcia pacifica di 50 mila valsusini contro la Tav lo scorso 16 novembre. Al presidente della Provincia di Torino Saitta non è per niente piaciuto che uno dei suoi assessori, il verde Valter Giuliano, avesse sfilato al corteo. Così ha ottenuto una revoca temporanea delle deleghe. Né ha fatto i salti di gioia la Bresso quando le hanno riferito della presenza di un consigliere regionale del suo partito alla manifestazione. «Ma come – ha sibilato – lo avevo espressamente vietato.». Tutti guardano al Professore. Ma Romano tace. «E chi lo stana, quello?» ha commentato per Tempi Roberto Della Seta, presidente di Legambiente. «Chi, come Prodi, avrà responsabilità di governo nazionale – ha aggiunto Giorgio Airaudo, numero uno della Fiom torinese – ha il dovere morale di venirci a spiegare come la pensa». «Farà l’esatto contrario», giurano i più arrabbiati tra i ‘moderati’ di sinistra. Aspetterà, cioè, che la guerra interna proclami un vincitore e poi si ritaglierà un ruolo da mediatore per non scontentare nessuno. Giusto? «Giusto – conferma un diessino torinese deluso – ma non potremo sempre andare avanti così. Chi vuole governare deve avere il coraggio di assumere decisioni impopolari». Il Professore è di tutt’altro avviso. E va come un treno (a vapore) per la sua strada.
Mauro Pianta

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