L’esoterismo politico dei /sempre più vecchi) socialisti francesi

Di Arrigoni Gianluca
24 Novembre 2005

Parigi. Un sondaggio pubblicato dal Monde ha rivelato il giudizio degli elettori sul Partito socialista (Ps). Per il 58 per cento il Ps non è realista nelle sue proposte, è lontano dalle preoccupazioni dei francesi (57 per cento), non si è adattato alle evoluzioni del mondo (55 per cento) e non incarna un progetto di società (52 per cento). Per la maggioranza il Ps farebbe anche peggio dell’attuale governo su scuola, casa, ambiente, periferie.
Dirigenti e militanti del partito si sono recentemente riuniti a Le Mans per il 74° congresso e hanno deciso di far convergere in una ‘sintesi’ le mozioni di minoranza, che insieme avevano ottenuto il 44 pr cento dei consensi, e quella presentata dalla direzione del partito, votata dal 55 per cento degli iscritti. Nella sintesi si propone di «raddoppiare il bilancio dell’Unione e portarlo al 2 per cento del Pil». Un aumento di bilancio che «sarà finanziato con un’imposta europea che potrebbe prendere la forma di una tassa da addizionare all’imposta sulle società». Un’altra assurdità riguarda la Electricité de France (Edf), che negli scorsi giorni ha aperto al mercato il 15 per cento del suo capitale e che ha visto tra gli acquirenti cinque milioni di cittadini e centomila dipendenti o ex dipendenti dell’azienda. «Edf – si legge nella ‘sintesi’ – torni a essere un’azienda pubblica al 100 per cento». Una specie di esoterismo politico che può trovare una spiegazione nell’analisi di Henri Rey (in foto), un ricercatore del ‘Centro studi sulla vita politica francese’ (Cevipof) che il 12 novembre ha dichiarato al Monde: «Quello che più colpisce (nel Ps, ndr) è l’invecchiamento dei militanti. L’età media, nel 1998, era di 55 anni. Oggi i militanti che hanno meno di trent’anni sono un’infima minoranza». Al Ps, continua Rey, «si aderisce per ambizione, per accedere a dei mandati elettivi» creando «un gioco di correnti interne che blocca le adesioni. Non si fanno entrare nuovi militanti perché non si sa come votano». Il risultato è un partito composto in gran parte da ultracinquantenni eletti nei consigli municipali o regionali, da dipendenti di quegli stessi apparati amministrativi, da insegnanti e da quadri del settore pubblico, con ‘le classi popolari’, dice Rey, rappresentate nel partito solo «da un 5 per cento di operai e da un 11 per cento di impiegati».
Gianluca Arrigoni

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