Giusto pubblicare le memorie sul lettino di Mitterand?

Di Yasha Reibman
24 Novembre 2005

D’accordo con il proprio paziente, lo psicoterapeuta francese Ali Magoudi ha raccontato in un libro gli undici anni passati insieme. Il paziente è il Presidente François Mitterand. Passati dieci anni dalla sua morte il leader indimenticato dei socialisti francesi voleva che il suo terapeuta scrivesse di lui. Una notizia sufficiente per essere ripresa dai giornali di mezzo mondo, un libro, quello scritto dal terapeuta, pronto per diventare un best seller.
Quali e quante donne avrà amato il Presidente? Quali gli odi dietro ai rapporti di potere? Quali le fantasie del grande politico francese? Domande legittime, curiosità di ogni storico e di ogni cittadino d’Oltralpe. Bene, ma questo libro è legittimo? Succede sempre che i casi clinici vengano impiegati, ma è regola che i protagonisti vengano resi irriconoscibili, che la privacy sia rigorosamente tutelata. In questo caso entrambi erano d’accordo per superare il segreto. Mitterand voleva che la sua figura fosse conosciuta, apprezzata, studiata e il terapeuta ne trae un evidente vantaggio. Nessuno apparentemente ci perde e tutti ci guadagnano. Ma è corretto che, sebbene ottenuto il consenso del paziente, lo psicoanalista scriva in modo esplicito quanto successo nella stanza d’analisi? è accettabile che questi superi una propria regola di lavoro e metta in atto tale desiderio del paziente? Anche e forse proprio perché l’analisi fosse più autentica e utile per il paziente, non andava escluso dall’inizio il disvelamento esplicito?

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