Possiamo parlare di ingerenze europee?

Di Bracalini Paolo
01 Dicembre 2005

La Commissione Ue reclama il diritto di imporre agli Stati membri l’applicazione di sanzioni penali. Mercoledì scorso la Commissione ha presentato la lista delle sette aree in cui vorrebbe avere voce in capitolo: riciclaggio del denaro sporco, crimini informatici, inquinamento dei mari, corruzione, traffico e contraffazione di euro e carte di credito. Se così fosse, per la prima volta nella storia un governo nazionale europeo non avrebbe più il diritto di decidere che cosa costituisce un crimine e quale deve essere la punizione. è sicuro che la proposta di Bruxelles verrà combattuta. Molti, tra cui Germania, Francia e Regno Unito, si sono opposti alla Commissione già nel 2001 quando propose un analogo potere sulle leggi in materia ambientale. «Non è ancora una minaccia alla democrazia in Europa, ma di certo un colpo duro al diritto dei governi nazionali di decidere da soli in quelle materie», dice l’eurodeputato conservatore britannico Timothy Kirkhope. Bruxelles si difende con esempi del passato. Un funzionario della Commissione spiega per esempio che il diritto di definire i crimini non è sempre spettatato soltanto agli Stati. Esempio: «Ci sono già armonizzazioni fra gli Stati e la Ue per quanto riguarda i crimini relativi alle frontiere». Basterà?

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