L’incomprensione del carrozzone Euromed
Ma che fine ha fatto Euromed? A dieci anni esatti dall’avvio del partenariato Ue con Maghreb e vicino Oriente, il responsabile del progetto euromediterraneo, Christian Leffler, non trova metafore migliori di questa: «è come un’affidabile auto familiare, che può talvolta spegnersi o perfino rompersi, ma continua ad andare avanti». Eppure nel 1995, a Barcellona, Euromed nasceva sotto ben altri auspici: creare una «zona di pace, prosperità e comprensione reciproca tra i popoli», trovare una soluzione, beninteso multilaterale, alle sfide dell’area: immigrazione, ascesa dell’islam fondamentalista, conflitti regionali.
Evidentemente qualcosa è andato storto. Un esempio. Solo nel summit dei giorni scorsi, molto faticosamente, i venticinque paesi Ue e i dieci Stati del Mediterraneo hanno approvato un comune codice di condotta contro il terrorismo. Tutti d’accordo? Sì, tranne su un punto, piuttosto fondamentale: la definizione di terrorismo. I Paesi arabi chiedono una distinzione tra terrorismo e resistenza armata all’occupazione straniera del proprio territorio, l’Ue (e Israele) no. Risultato: nel testo finale manca una definizione di terrorismo. Comprensione reciproca tra popoli?
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