Cosa c’è dietro l’antirazzismo

Di Tempi
08 Dicembre 2005
IL PATRON DELL'INTER MORATTI E IL SOLITO RELATIVISMO CULTURALE

La giusta solidarietà con gli atleti vittime di insulti razzisti e la censura degli autori di tali gesti non devono renderci ciechi davanti ad una dimensione insidiosa dell'”affare Zoro”. Le reazioni a catena innescate dalla vicenda del calciatore del Messina hanno evidenziato l’emergere di un’ideologia antirazzista non meno dannosa del razzismo che dice di voler combattere. Ne sono sintomi le parole del patron dell’Inter Moratti all’indomani della partita di Coppa Italia che ha visto un gruppo di sostenitori della squadra prendere nuovamente a bersaglio il calciatore ivoriano, e l’iperattivismo del Parlamento europeo che chiede di sospendere le partite segnate da cori razzisti.
«Quelli di Parma non sono stati insulti di carattere razziale, erano insulti come quelli rivolti ai giocatori dell’Inter su altri campi», ha notato Moratti. «Il problema è serio quando le offese sono serie. Non confondiamole però con quelle che non lo sono». Cioè, gli insulti che coinvolgono le madri e le mogli di giocatori e arbitri possono essere tollerati, il belluino grido “Devi morire!” rivolto domenicalmente da migliaia di supporters al giocatore della squadra avversaria che giace a terra infortunato va accettato come parte dell’atmosfera gladiatoria dello stadio, ma le offese di tipo razziale, no: quelle sono imperdonabili e meritano misure supreme come la sospensione della partita. Contro questa singolare teoria abbiamo sentito pronunciarsi finora solo una persona, il giocatore senegalese del Torino Diaw Doudou: «Durante Triestina-Crotone è stata insultata la mamma del portiere Soviero. Perché non avrebbe dovuto anche lui prendere la palla e interrompere la partita?».
La gravità suprema che viene attribuita all’insulto razzista discende dallo spirito del tempo: l’egalitarismo assoluto e il relativismo culturale non tollerano concorrenti. Manifestano e consolidano la loro egemonia elevando il male razzista al di sopra di ogni altro male. “Discriminazione” è la parola di fronte a cui tutti sempre si devono inginocchiare, preparandosi ad un mondo dove, in nome dell’eguaglianza, non ci saranno più matrimoni, famiglie, nazioni, religioni, ecc.

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