NO poltrona? NO tav
Eppure qualcosa di strano ci deve essere se il Presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa Antonio Ferrentino, tessera Ds e leader carismatico della protesta, sulla vicenda della tratta Lione-Torino milita sul fronte opposto a quello dei suoi compagni di partito Mercedes Bresso (presidente della Regione Piemonte) e Antonio Chiamparino (sindaco di Torino). Il nocciolo della protesta della Val di Susa è tutto qui: un regolamento di conti interno alla Quercia. Almeno così la pensa Osvaldo Napoli, unico deputato italiano della Val di Susa (Forza Italia) e fino al 2004 sindaco di Giaveno, amena località della bassa valle. Uno, per capirsi, che questa valle la conosce come le sue tasche e non sembra disposto a farsi mettere i piedi in testa da un Ferrentino qualunque. E allora ecco un po’ di storia.
«Mi chiedo – esordisce Napoli – dov’erano i Ds quando il 29 gennaio 2001 l’allora ministro dei trasporti Pieluigi Bersani e Jean-Claude Gayssot firmarono a Torino l’accordo italo-francese per il nuovo collegamento ferroviario veloce Torino-Lione. Un accordo che confermava un impegno sottoscritto a Parigi il 15 gennaio 1996, in un precedente accordo intergovernativo, dall’allora capo del governo Dini che, guarda caso, oggi milita nell’Ulivo. O ancora dov’erano quando il presidente della comunità montana Val di Susa, tessera Ds, in un convegno sull’Alta Velocità nel 2003 dichiarava, anticipando di due anni ciò che sarebbe successo, “per iniziare i lavori dovrete militarizzare la valle”?». E dov’erano i Ds? «La verità è che la Quercia ha cercato di mantenere il consenso in Val di Susa attraverso il no dei propri uomini locali, dicendo però sì a livello regionale e nazionale. Oggi siamo alla resa dei conti».
Una resa dei conti che ruota tutta attorno alla figura di Antonio Ferrentino, uno che, secondo Napoli, non ha mai fatto mistero delle sue velleità parlamentari. «Ferrentino ha cavalcato da subito la protesta perché ha intuito la possibilità di un proprio successo personale e, soprattutto politico. Sia ben inteso, non c’è niente di male, ognuno utilizza i mezzi che vuole. Su questo i Ds l’hanno seguito anche perché a loro faceva comodo raccogliere voti in valle; credo gli abbiano anche promesso un seggio parlamentare. A quel punto il buon Ferrentino ha abbassato i toni della protesta ed è nata la commissione Rivalta, un tavolo di confronto voluto dalle istituzioni, che avrebbe rappresentato un alibi per i sindaci della zona che potevano fare marcia indietro sulle loro posizioni senza perdere la faccia. Che cosa è successo? Semplicemente è cambiata la legge elettorale e quindi Ferrentino si è visto scaricato». Niente collegi, candidatura a forte rischio ergo protesta più dura e intransigente di prima: il cerchio è chiuso. A confermare questa impietosa analisi c’è anche un altro fatto: a Venaus, comune fulcro della protesta, è stata da poco completata una galleria di 30 chilometri nella centrale elettrica e nessuno ha detto nulla.
Sondaggi esplorativi
La salute dei cittadini, probabilmente, vale meno di un seggio da deputato, ma in ogni caso il problema resta. Sarà pur possibile sapere se questa benedetta Tav, tanto importante e fondamentale per lo sviluppo della Val di Susa e di tutto il territorio nazionale, metterà a rischio la vita degli abitanti della zona. «Bisogna saperlo eccome – riprende Napoli -, ma se non si parte con i sondaggi esplorativi non lo si saprà mai. Io ho fatto il sindaco per 20 anni e l’unica volta che ho rischiato di non essere rieletto è stato quando, giustamente, la Regione chiuse il pronto soccorso notturno. Il giorno dopo mi ritrovai 4 mila persone in piazza. Sui temi della salute la gente è molto sensibile. Per questo penso che l’unica soluzione sia quella di affidarsi ad una commissione di esperti internazionali che, esaminati i sondaggi, dica se esistono rischi per la salute».
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