Gli ultrà e i piagnuco-Tav

Di Fred Perri
15 Dicembre 2005

Nella vita esistono mestieri pericolosi. L’ultrà, ad esempio. Fare l’ultrà comporta dei rischi. Certo, anche vantaggi, perché ci sono ultrà che sono nonni e non hanno fatto nient’altro e quindi, come dicono dalle mie parti, “ci avranno la loro conveniensa”. L’ultrà ogni domenica va allo stadio e sa che potrebbe scontrarsi con i suoi nemici, l’ultrà di fronte oppure le forze dell’ordine. L’ultrà sa che se cerca di sfondare il cordone di sicurezza può beccarsi qualche manganellata sulla capoccia. Lo mette in conto. E se la becca, non va a lamentarsi con tv e giornali. Se la prende e se la porta a casa.
Pensate che stia facendo un’elegia dell’ultrà? No, però, se uno di mestiere fa il contestatore anti-Tav, se occupa un terreno dove deve sorgere un cantiere, se blocca una strada, se, soprattutto, si trova accanto quell’attira casini di Agnoletto, se decide di andare a un corteo No global, deve essere preparato. Qualche botta in testa può arrivare, perché non sono azioni del tutto pacifiche. Ecco, io non discuto il motivo del contendere, fate quello che pensate sia giusto, ma poi non scassate i maroni se vi menano. Non si può fare la rivoluzione con l’appoggio dei Carabinieri.

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