Laici all’incenso
Quando si dice che non esistono più fatti, esistono solo interpretazioni, basta prendere Repubblica e già dalla prima pagina hai capito di cosa stiamo parlando. «Natale è festa natale, la festa del nascimento, del rinnovamento, del cambiar pelle dell’intero pianeta, è l’antico sogno palingenetico dell’umanità che si trasfigura religiosamente nel bambino, senza nulla di offensivo o di vendicativo come invece c’è nella Pasqua, nel giustizialismo della resurrezione». Qui l’effetto nonsense è ottenuto da mago do nascimento Francesco Merlo, le cui parole in libertà non compaiono sul beccuccio di Chicken-Little, ma, lo ripetiamo, sulla prima pagina del secondo più grande quotidiano nazionale e sono rubricate sotto la testatina “La polemica”. Una polemica la cui premessa sta nella negazione di un fatto (dopo tutto è proprio così cretino pensare che Natale sia proprio Natale, cioè festa in memoria della nascita di Gesù bambino?) a cui segue lo svolgimento di idee, ovviamente a prescindere dal dato fattuale (nel caso, in polemica con il multiculturalismo politicamente corretto e a riscoperta di un simbolo di fraternità, convivialità, bontà e via sentimentaleggiando).
Abbiamo citato Merlo sul Natale, ma il metodo che sempre più di sovente vediamo applicato ai casi della cronaca quotidiana piuttosto che a quella internazionale, dall’aborto, alla Tav, all’Irak, è identico. E non solo sui giornali. Questo è il metodo che spesso applichiamo nel nostro discorrere quotidiano. E che produce tutta quella confusione e conflittualità di cui imputiamo la responsabilità sempre ad altri, siano essi Berlusconi, il vicino di casa o le congiunzioni astrali dell’oroscopo di zia Clotilde. Premesso che il “di cosa stiamo parlando?”, cioè la conoscenza di come stiano le cose, sembra essere questione secondaria, ci si concentra sulle interpretazioni, emozioni e sensazioni possibili. Che sono infinite e, in astratto, tutte plausibili. Peccato che in questo modo si perda di vista la realtà e perciò diventi assurda la pretesa di rispondere a un problema che non si pone.
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